
Lunedì, con la valanga di allentamenti prevista, vi è anche quella per i dipendenti del Cantone, per cui terminerà in larga misura l’esperienza di telelavoro portata avanti nell’ultimo mese e mezzo. Fiorenzo Dadò, presidente del PPD, e Fabrizio Sirica, co-presidente del PS, hanno quindi deciso di scrivere al Consiglio di Stato per mettere l’accento su “una problematiche che verosimilmente è sfuggita” al Governo. “Sono previste giustamente alcune eccezioni per quanto riguarda i genitori con bambini piccoli”, mentre gli altri dipendenti (a parte coloro che appartengono alle fasce a rischio) non potranno lavorare da casa per più di due giorni spiegano i due granconsiglieri.
“Una categoria di collaboratori potenzialmente in difficoltà non è però contemplata dalle misure speciali predisposte ad oggi: si tratta di quei dipendenti che vivono in casa con persone a rischio, per esempio genitori o parenti che hanno un’età superiore ai 65 anni, presentano una salute precaria o necessitano di un aiuto frequente. Solitamente queste famiglie dispongono di aiuti esterni, come le badanti, o hanno la possibilità nel tempo d’ufficio di affidare i propri cari alle strutture concepite appositamente, come è il caso dei centri diurni”, si legge nella lettera aperta.
“In una condizione di isolamento come quella delle ultime settimane è però difficile per queste famiglie trovare delle soluzioni valide che rispettino le regole di social distancing e di protezione dal rischio di contagio. Le badanti, spesso in arrivo dall’Italia, non possono prestare il proprio servizio senza mettere a repentaglio la salute della persona di cui si prendono cura solitamente. I centri diurni, per la presenza di un numero elevato di persone, sono da considerarsi off limits e spesso l’unica soluzione per i famigliari è quella di prendersi a carico direttamente della cura della persona a rischio”.
Oltre al pericolo di portare in casa il virus, scrivono Dadò e Sirica, vi è il problema di chi non può lasciare l’anziano “solo troppe ore al giorno”. “Se per i genitori di bambini piccoli è dunque stata prevista la possibilità di proseguire con il telelavoro, sembra strano che non sia stata estesa questa misura anche a questa particolare fascia di dipendenti altrettanto in difficoltà nell’organizzare la cura della propria famiglia. Detto questo, chiediamo al lodevole Consiglio di Stato che si possa considerare la possibilità di favorire il telelavoro anche per chi vive a stretto contatto con persone a rischio e che necessitano di cure quotidiane che - in questo particolare momento e per diversi motivi - non possono essere svolte da personale ausiliario o lasciati alla cura dei centri diurni”.
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