
“Sì, Nicola Pini può criticare Norman Gobbi, malgrado sia il collaboratore personale di Laura Sadis”. Lo sostiene il Governo, rispondendo a un’interrogazione parlamentare inoltrata nel settembre scorso dal gruppo della Lega, con primo firmatario Daniele Caverzasio.
In molti ricorderanno la querelle settembrina tra il giudice Marco Villa e il consigliere di Stato Norman Gobbi. Il primo aveva attaccato le Istituzioni, ree di concedere permessi agli stranieri con eccessiva facilità. Il secondo aveva controbattuto spiegando come la situazione attuale, seppur criticabile, sia dovuta alla libera circolazione delle persone, tra l’altro fortemente voluta dal partito del giudice, il PLR.
Nello scontro si era inserito pure il collaboratore personale di Laura Sadis, e vicepresidente PLR, Nicola Pini. Ospite della trasmissione di TeleTicino “A fuoco” del 22 settembre scorso, Pini aveva difeso il giudice Villa, biasimando nel contempo il modo di procedere del consigliere di Stato. (clicca qui per rivedere il video della puntata “incriminata”).
Le critiche di Pini nei confronti di Gobbi non erano però alquanto piaciute alla Lega. Soprattutto perché, in quanto collaboratore di un consigliere di Stato, Pini avrebbe dovuto “esimersi dall’esprimersi sui media in merito all’operato degli altri membri del Governo”. La Lega sosteneva che il principio di collegialità governativa dovrebbe estendersi anche ai collaboratori personali dei ministri.
Non così la pensa il Governo, che negli scorsi giorni si è chinato sul caso concreto della partecipazione di Pini alla trasmissione di TeleTicino, ed ha fornito le sue risposte.
Il Governo spiega che anche i dipendenti pubblici beneficiano – e ci mancherebbe altro – della libertà di espressione. I collaboratori personali dei ministri, in virtù del rapporto che li lega allo Stato, devono nondimeno imporsi un certo riserbo e non possono assumere un comportamento nei confronti dell’autorità che trascenda manifestamente il diritto di critica che può essere riconosciuto ai dipendenti pubblici, utilizzando toni eccessivamente polemici, palesemente inopportuni o addirittura diffamatori. “Imporre tout court ai collaboratori personali dei Consiglieri di Stato di non esprimersi sui media in merito all’operato degli altri membri del Governo costituirebbe una violazione della libertà di opinione e d’espressione, che dev’essere riconosciuta a tutti i dipendenti dello Stato, seppur con i limiti testé descritti e con le riserve di discrezione che la pubblica funzione esige” sostiene il Governo.
“Nicola Pini è stato invitato alla trasmissione “A Fuoco” di TeleTicino del 22 settembre 2013 quale Vicepresidente del PLR” prosegue il Governo nella sua risposta. “In questa veste, egli si è espresso sulle reazioni del Consigliere di Stato Norman Gobbi alle critiche formulate durante un processo dal giudice Marco Villa (appoggiato anche dal PP Nicola Respini) nei confronti delle autorità cantonali preposte al rilascio dei permessi di dimora a stranieri con precedenti penali e alla concessione di prestazioni assistenziali. Anche se non è facile distinguere in questi casi il politico dal funzionario che cumula le due cariche, non sembra al Consiglio di Stato che Nicola Pini, esprimendosi sulla reazione manifestata dal Consigliere di Stato Norman Gobbi alle dichiarazioni del giudice Villa, abbia abusato della sua libertà di opinione e del suo diritto di critica.”
Il Consiglio di Stato coglie comunque l’occasione della risposta all’interrogazione leghista per richiamare i dipendenti dello Stato e soprattutto gli alti funzionari alla necessaria prudenza quando si esprimono in pubblico per evitare situazioni imbarazzanti e pregiudizievoli nel rapporto di trasparenza e di fiducia che deve sussistere tra i rappresentanti delle istituzioni e i cittadini.
Ricordando comunque che il principio di collegialità non riguarda né tantomeno si estende ai collaboratori personali dei Consiglieri di Stato, così come non riguarda assolutamente i dipendenti dello Stato. Questo principio si applica unicamente ai membri del Governo.
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