
Ha parlato sul 20 Minuti di oggi, intervistato da Stefano Pianca, l'harleysta più discusso, o forse meglio dire più sbeffeggiato, del momento. William, questo il suo nome, rimanda al mittente tutte le critiche che gli sono piovute addosso dopo il memorabile capitombolo che l'ha visto protagonista durante la parata delle Harley sul lungolago di Lugano. "Solo gelosia" ribatte. "È triste perché io non mi permetterei mai di giudicare il prossimo" ha affermato William il centauro, secondo cui non si è trattato di un incidente bensì di un guasto. "Quando per raddrizzare la moto ho pestato sul pedale, mi si è dissaldato dal telaio il supporto della pompa del freno posteriore. Dopo una partenza un po' vivace, non ho potuto far altro che pinzare col freno davanti. Per non investire le moto ferme davanti a me. Il pubblico, invece, non ha rischiato." Questa, quindi, la dinamica dell'incidente secondo William. Che poi lancia accusa alla televisione che l'ha intervistato poco prima della caduta, ossia la nostra TeleTicino. "Con la sfilata ho chiuso e anche con una certa tv. Sono stato disponibile a tutte le richieste, volevo tenere la maglia e mi hanno chiesto di toglierla per le telecamere." E quindi sì, incassiamo le accuse. Il nostro collega che l'ha intervistato ammette. "È tutto vero quanto afferma William. Lui aveva trascorso l'intera giornata completamente imbaccuccato, senza mostrare neanche uno scorcio di pelle. Io, pensando alle nostre telespettatrici donne, ho cercato di convincerlo a togliersi almeno uno dei molti abiti che portava indosso. Lui non voleva apparire come un esibizionista per cui inizialmente non ha accettato. Ma dopo averlo implorato ci ha concesso questo favore. Momentaneo, perché poi, come tutti hanno potuto vedere, la maglia se l'è rimessa. Mi è sembrato, come dire, un timido." Per cui la nostra redazione si scusa personalmente con William per averlo mostrato come un esibizionista pieno di se: la realtà è l'esatto contrario e tutti coloro che erano presenti agli Swiss Harley Days hanno potuto vederla. AS
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