
"Ma stiamo scherzando? Rispondere ad articoli che appaiono sui media e non rispondere a quanto arriva ufficialmente all’interno dell’Amministrazione?".
Lo scriveva polemicamente nel luglio scorso il deputato leghista Giancarlo Seitz, secondo cui alcuni membri del Governo sarebbero troppo attivi sui social network e troppo poco nell'evadere gli atti parlamentari inevasi.
"Basta cinguettare! Prima si risponda a tutti gli atti parlamentari ufficiali, poi OK nel virtuale!" aggiungeva Seitz, traducendo poi il suo pensiero in un'interrogazione parlamentare.
Il Consiglio di Stato, negli scorsi giorni, gli ha fornito risposta.
Ricordando che ogni anno vengono inoltrate in media 300 interrogazioni e che un confronto intercantonale dell'Università di Losanna ha mostrato che il Ticino è il Cantone con il maggior numero di atti parlamentari, nonostante i membri del Legislativo cantonale non abbiano la possibilità di inoltrare dei postulati. "Se si considera che il tempo medio impiegato per l’elaborazione di una risposta è di 4 ore, quello complessivo nel 2013 è stato pertanto di 1'168 ore lavorative" aggiunge il Governo.
Detto ciò, il Governo rileva che l'utilizzo dei social media da parte dello Stato non ha nulla a che vedere con le risposte governative agli atti parlamentari, che seguono un iter diverso, previsto dalla legge. Parimenti, prosegue il Governo, un eventuale ricorso ai social media da parte del Governo e dell’Amministrazione cantonale non ha – di per sé – un carattere «non etico» nei confronti dei cittadini. Si tratta, al contrario, di un mezzo in grado di garantire un potenziale arricchimento del dialogo fra Stato e popolazione; un mezzo che troverebbe posto accanto agli altri strumenti già esistenti, come il sito internet del Cantone, i comunicati e le conferenze stampa, le risposte a prese di posizione pubbliche e sollecitazioni, le applicazioni per dispositivi mobili e gli stampati.
Il Consiglio di Stato sottolinea poi con forza che l’adozione delle nuove tecnologie da parte del Cantone non implica in alcun caso una discriminazione verso chi non le utilizza; ad esempio, i deputati che lo desiderano hanno la possibilità – su richiesta – di ricevere in formato cartaceo tutto il materiale necessario per la loro attività in Gran Consiglio.
Sottolinea inoltre come i moderni dispositivi mobili, quali smartphone e tablet, permettano di accedere a internet in qualsiasi momento e luogo, senza l’ausilio di nessuna rete wireless, semplicemente con il proprio abbonamento privato per la telefonia mobile. Poiché tali accessi alla rete avvengono tramite un dispositivo che utilizza un traffico dati esterno alla rete dell’Amministrazione cantonale, non vi è alcun pericolo di intromissione di virus per il sistema informatico.
Fatte queste premesse, il Consiglio di Stato spiega che le numerose sollecitazioni che pervengono ogni giorno al Governo e all’Amministrazione cantonale sono vagliate e trattate con serietà e concretezza, nel rispetto di quanto sancito dalle leggi e dei tempi tecnici necessari per l’elaborazione delle risposte, sempre secondo il criterio dell’interesse pubblico. L’obiettivo del Governo, certamente condiviso anche dall’interrogante, è che nessun cittadino – e nessun parlamentare – si debba sentire ignorato dalle istituzioni.
Il Consiglio di Stato, poi, non ritiene «incredibilmente idiota» l’idea che l’Amministrazione cantonale risponda personalmente alle lamentele espresse, in pubblico, da un cittadino. "In molte regioni estere la distanza delle istituzioni dalla popolazione è considerata uno dei problemi più gravi per il tessuto sociale; una critica così pesante, per un atteggiamento di segno totalmente opposto, appare di conseguenza piuttosto sorprendente, tanto più se ad esprimerla è un membro del Gran Consiglio" aggiunge il Governo.
Per rispondere all'interrogazione di Seitz il Governo ha impiegato 6 ore.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

