
Sì, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha partecipato a una cerimonia in onore dei 44 ticinesi che fecero parte della P-26. Il Consiglio di Stato "non ha nessuna difficoltà" a confermare la presenza del Direttore del Dipartimento delle istituzioni alla cerimonia, rispondendo a tre diversi atti parlamentari (un'interrogazione e un'interpellanza presentate da Matteo Pronzini e un'interrogazione da Carlo Lepori), in un documento di 24 pagine, per la cui elaborazione sono state necessarie "svariate settimane lavorative". Le informazioni, chiarisce il Governo, sono per altro di pubblico dominio: sono infatti state riportate dalla Rivista militare della Svizzera italiana (RMSI) del dicembre 2015, i cui contributi sono gratuitamente a disposizione sulla piattaforma digitale e-periodica del Politecnico federale di Zurigo. La sua partecipazione alla manifestazione è inoltre citata nelle pagine della versione germanofona di Wikipedia che riportano della P-26.
Gobbi, precisa il Governo, "non ha partecipato a un’operazione di riabilitazione della P-26, perché tale non era. Egli ha partecipato a un evento organizzato in risposta ad un invito esplicito del Consiglio Federale". Quest'ultimo, nel 2009, aveva condiviso l'opinione del Consigliere agli Stati grigionese Theo Maissen, contenuta in un'interpellanza, secondo cui "gli uomini e le donne che nei giorni difficili della seconda guerra mondiale e della guerra fredda hanno servito in seno all'organizzazione per una resistenza in territorio occupato dal nemico meritino un ringraziamento". Lo stesso Ueli Maurer, all’epoca Capo del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), ha dato seguito alla richiesta.
Lo scopo della manifestazione, sottolinea di nuovo il Governo cantonale, "non era quello di riabilitare o onorare la P-26, bensì, dando seguito a una richiesta del Governo federale, di riconoscere ai suoi membri l’impegno e la dedizione profusi a favore dello Stato". Inoltre la celebrazione "non era segreta", seppur di carattere privato: "Capita spesso ai cinque rappresentanti del Governo di intervenire a incontri di associazioni di cui gli inviti a partecipare sono rivolti a una cerchia circoscritta di persone".
Cerimonie di questo tipo si sono tenute nella Svizzera intera. Lo stesso Consiglio di Stato aveva valutato se organizzare l'evento in Ticino: "Il Consiglio di Stato era a conoscenza dell’intenzione di svolgere anche in Ticino una cerimonia per ringraziare le ticinesi e i ticinesi che si sono impegnati nelle organizzazioni svizzere di resistenza. Nella seconda parte del 2014 ha infatti valutato se organizzarla di propria iniziativa o sostenerla finanziariamente, giungendo alla conclusione di non volersene occupare e di astenersi dal dare mandato a terzi di procedere in sua vece. Dell’organizzazione della cerimonia se ne è quindi occupata, liberamente e di sua spontanea volontà, un’associazione svizzera di carattere privato costituitasi per dar seguito all’invito del Capo del DDPS. Non ci è dato sapere, né è nelle nostre prerogative doverlo conoscere, da dove siano provenuti i fondi necessari".
Del discorso pronunciato da Gobbi non vi è nessuna traccia scritta poiché "è stato tenuto a braccio", ma il Governo specifica che "si è concentrato nel ringraziare chi - nel segreto del servizio allo Stato e alla popolazione - ha operato nell’organizzazione di resistenza P-26". Dei 44 membri che nel 1991 contavano le sei regioni dell’estensione ticinese della P-26 (Bellinzona – Sopraceneri, Chiasso – Sottoceneri e Biasca – Leventina), 19 erano presenti alla cerimonia di ringraziamento.
L'organizzazione segreta, ricordiamo, fu costituita ad inizio degli anni '80, in piena Guerra fredda, con il compito di preparare una resistenza interna in caso di occupazione della Svizzera da parte di potenze straniere. La sua esistenza fu svelata negli anni '90 e creò scompiglio, tanto che fu istituita una commissione parlamentare d'inchiesta, di cui fu vicepresidente il ticinese Werner Carobbio. Nella sua risposta, il Governo precisa che la Commissione ha assolto i partecipanti: “Le censure della CPI DMF non si riferiscono ai membri dell’organizzazione P-26 bensì ai loro ideatori e a coloro che ne hanno la responsabilità politica. […] Poiché i membri dell’organizzazione hanno svolto la loro attività in buona fede e nella piena fiducia verso i maggiori rappresentanti dell’esercito, segnatamente i rispettivi capi di Stato maggiore, l’interruzione delle attività dell’organizzazione P-26 rispettivamente la sua cessazione non deve arrecare danno alcuno” .
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