
Il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) – attraverso l'Ufficio studi e ricerche (USR) della Divisione della scuola – segnala la pubblicazione del rapporto di ricerca “Formazione sì. Lavoro anche?”. La pubblicazione analizza e approfondisce i dati di quasi mille giovani adulti a dieci anni dalla fine della loro scolarità obbligatoria avvenuta nel 1992. La ricerca Un gruppo di 1400 giovani, per quindici anni dal 1992 al 2007, è stato interpellato tramite questionario con l’intento di tracciare i percorsi scolastici e professionali dei singoli individui per meglio conoscere le logiche di percorrenza nel sistema formativo e le transizioni verso il lavoro di queste persone, inizialmente adolescenti e successivamente adulte. Sviluppi formativi: tra linearità e difficoltà A distanza di dieci anni dal primo rilevamento, i giovani seguiti, ormai venticinquenni, esercitano nella misura del 69 % un’attività lavorativa, mentre poco più di un quinto è ancora in formazione (22%) e il 9% si ritrova confrontato con situazioni diverse (attività casalinghe, attesa di una formazione, disoccupazione, ricerca di un lavoro, malattia, servizio militare, ecc.). Entrando più nel merito, possiamo affermare che più della metà dei giovani ha compiuto il suo percorso formativo in sintonia con i tempi dettati dal sistema scolastico e professionale. L’altra metà si è trovata confrontata con percorsi discontinui dovuti a insuccessi, a cambiamenti di orientamento, a interferenze di diverso tipo. Percorsi formativi nella scuola postobbligatoria, in Ticino, 1992–2002 (in %) Secondario II: un traguardo raggiunto da tutti … o quasi! Per la quasi totalità dei giovani le certificazioni del Secondario II (formazioni direttamente accessibili dopo la scuola dell’obbligo) assumono ormai il carattere di norma, mentre quasi più per nessuno (poco più dell’1%) la scuola media rappresenta l’ultima formazione svolta. Titolo di studio più alto ottenuto, in Ticino, nel 2002, a 10 anni dall’uscita della scuola media (in %)Uno degli esiti più sorprendenti ci porta a costatare come a dieci anni dall’uscita dalla scuola media, due giovani adulti su dieci siano ancora in uno statuto di formazione e nel loro mirino ci siano quasi sempre dei traguardi di livello accademico. Questo dato conferma la tendenza in atto che vede i giovani rimanere più a lungo in formazione e raggiungere gradi elevati del sistema scolastico. Sull'arco di una generazione la mobilità formativa appare spettacolare: un confronto forzatamente approssimativo fra livello scolastico dei genitori (stima della durata della formazione sulla base della professione da loro esercitata) e quello dei figli mostra come la struttura che caratterizzava il capitale scolastico dei padri e delle madri venga sensibilmente modificata: mentre meno del 10% dei padri e il 5% delle madri dispongono ad esempio di un titolo universitario, per la generazione dei figli questa percentuale supererà, in prospettiva (a causa delle formazioni ancora in corso), il 30%. Questa offensiva formativa non sembra però sempre accompagnata da un riscontro a livello di mobilità sociale ed economica: mentre in passato una formazione di alto livello spalancava le porte ad uno statuto socioeconomico elevato, tale equazione oggi non è più automaticamente assicurata e potrebbe esserlo ancora meno in futuro. Giovani adulti tra formazione, lavoro e vita sociale Una formazione tendenzialmente sempre più lunga e, di conseguenza, l’ingresso sempre più tardivo nel mondo del lavoro, sono tra i fattori che entrano in gioco nelle decisioni riguardanti la permanenza nella famiglia di origine e la formazione di un nuovo nucleo famigliare. Le nuove modalità formative e professionali hanno quindi delle ricadute sugli aspetti sociodemografici, che si faranno sentire nei prossimi decenni. Il fattore età, il genere, l’ori
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