
La decisione di Berna non piace a tutti. Tra questi c’è il settore della ristorazione. A margine della conferenza stampa del Governo, GastroSuisse ha infatti valutato la misura come “sproporzionata e inuguale”. Dello stesso parere anche Massimo Suter, presidente di GastroTicino, intervenuto in diretta a Ticinonews su Teleticino.
La misura – ha spiegato il Consiglio federale – permette di evitare le tanto temute chiusure che abbiamo già vissuto negli ultimi mesi. “Anche noi abbiamo tutto l’interesse che questa crisi pandemica possa passare, ma chiaramente ancora una volta la ristorazione si ritrova a dover fare da precursore e a mettere in atto delle misure di sicurezza esagerate”. Secondo Suter, infatti, “si potevano prendere altre vie, anche meno incisive”. “Si doveva arrivare a questo punto?”, domanda.
La Svizzera, ad ogni modo, non è un caso a sé. Francia, Italia, Germania e Austria stanno intraprendendo questa strada e, in alcune zone, sembra stia dando anche i frutti sperati. “Non si lamentano perché ora possono stare tutti all’esterno”, ha sottolineato Suter. “Chiaramente la situazione sanitaria non è migliorata, ma da lì a precludere a oltre il 40% della nostra popolazione ci sembra esagerato. La Svizzera ha peccato di presunzione”, ha aggiunto.
Sono diversi i fattori che preoccupano Suter. “Il problema principale sta nel controllo. Quello che dà fastidio è che qualora qualcuno entri in un ristorante con una falsa dichiarazione, il ristoratore riceve una multa e rischia di chiudere il ristorante”. Inoltre, ha aggiunto, vi è una questione di messa in pratica. “Un ristorante non è una discoteca che già era abituata a controllare le entrate prima del Covid”. Il presidente GastroTicino ha anche infine espresso perplessità nei confronti della decisione del Consiglio federale di mettere a pagamento – dal primo ottobre – i tamponi.
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