
Gli ospiti di Alfonso Tuor alla trasmissione de "I conti in tasca" si sono riuniti per rispondere a una domanda cruciale: siamo di fronte a una nuova crisi finanziaria? L’inizio dell’anno è stato infatti uno dei peggiori della storia per le borse e il vertice G20 di Shangai la settimana scorsa non sembra aver individuato risposte adeguate per rilanciare un’economia mondiale in forte rallentamento.
Per gli esperti del settore, la situazione è grave, ma ben diversa da quella vissuta nella crisi del 2008.
Oggi stiamo vivendo una crisi da “anemia acuta”, ha dichiarato il professore USI Giovanni Barone Adesi, mentre 8 anni fa si è trattato di un “eccesso di speculazione”.
Se è vero che lo stock dell’indebitamento mondiale continua a crescere, più difficile resta da individuare l’elemento che potrà scatenare la nuova crisi. “Di solito una crisi finanziaria è preceduta da una crisi di liquidità” ha sostenuto Aldo Visani, economista, “ma in questo momento non è il caso. Quindi mi chiedo, perché adesso?”.
Anche per Stefano Fiala, di Veco Invest - Gruppo Verga, economicamente non c’è un motivo per pensare a una crisi. “Ma arrivano sempre quando meno te l’aspetti. Questa volta potrebbe venire dal petrolio. È quello che dobbiamo monitorare”.
Per quanto riguarda la politica dei tassi negativi perpetrata dalle banche centrali, tutti si son detti concordi che non sembra la strada migliore da intraprendere. “È un tentativo disperato affinché il credito possa partire in una situazione di deflazione” ha sostenuto Christian Marazzi professore SUPSI. “Le banche preferiscono restituire liquidità alle banche centrali, pure dovendo pagare una percentuale. Ma è inefficacie per stimolare l’erogazione di credito”.
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