
Integrare i rifugiati nel mondo lavorativo è sicuramente un obiettivo da perseguire, ma senza pregiudicare i residenti. È quanto evidenzia il Consiglio di Stato che, rispondendo ad una consultazione federale sul tema dell’Agenda integrazione Svizzera, non manca di esporre qualche criticità. In particolare, l’Esecutivo rileva come «gli obiettivi previsti dall’Agenda integrazione, soprattutto per il percorso di qualifica professionale dei giovani adulti e per l’inserimento durevole nel mercato del lavoro sono ambiziosi». Il progetto adottato a fine aprile dal Consiglio federale prevede infatti che «cinque anni dopo l’arrivo in Svizzera due terzi dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente di età compresa tra i 16 i 25 anni stanno frequentando una formazione post obbligatoria». Allo stesso tempo, a sette anni dall’arrivo nel nostro Paese almeno la metà dei richiedenti l’asilo in età adulta «dev’essere integrata in modo duraturo nel mercato del lavoro».
Disposizioni queste che, spiega il Corriere del Ticino, suscitano qualche perplessità al Governo che ricorda come «il loro raggiungimento non dipende unicamente dai fondi che saranno mesi a disposizione del Cantoni, ma anche e soprattutto da fattori esterni, in primis la collaborazione con il mondo del lavoro». In quest’ottica, l’Esecutivo auspica quindi che «si intensifichi la collaborazione con gli attori dell’economia, tenendo tuttavia conto delle specificità cantonali sul mercato del lavoro. In particolare il Ticino sottolinea l’importanza di non creare diseguaglianze con le altre persone residenti disoccupate o a beneficio di aiuto sociale».
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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