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"Si all'iniziativa sulla biodiversità, malgrado le menzogne"
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Redazione
2 anni fa
La Società si è riunita ad Ascona, e ha preso posizione su diversi temi che concernono la sua attività.

La Società Ticinese Per l'Arte e la Natura (Stan) ha svolto la sua Assemblea annuale, quest'anno nel giardino storico del Collegio Papio. È stata l'occasione per tornare su posizioni politiche e dossier aperti in questo momento dalla Società.

Si all'iniziativa sulla biodiversità, malgrado le "menzogne"

Nel quadro dell'assemblea è stato rivolto un invito a tutti i membri e a "tutti i cittadini che hanno a cuore il patrimonio paesaggistico, naturalistico e culturale" a votare "a favore dell'iniziativa popolare 'Per il futuro della nostra natura e del nostro paesaggio", anche chiamata "iniziativa per la biodiversità". Secondo l'associazione "purtroppo la campagna informativa è degenerata a causa di menzogne che il comitato contrario sta utilizzando", con "dati falsi circa lo stato della biodiversità in Svizzera", "l'invenzione di divieti che entrerebbero in vigore con l'approvazione dell'iniziativa" e la menzione di "percentuali di zone protette che il testo dell’iniziativa non menziona". La Società constata "con rammarico "che l’Unione svizzera dei contadini si è allineata a questi metodi scorretti", si legge in un comunicato. Si ritiene inoltre che "purtroppo anche il Consigliere federale Rösti, in una recentissima conferenza stampa sulla biodiversità, ha fornito dati che sono stati smentiti dagli oltre cento ricercatori dei Politecnici federali e delle Università svizzere".

I "dossier" aperti nel Locarnese

L'assemblea è stata l'occasione anche di portare avanti la petizione contro la demolizione di Casa Azùl a Gordola, come quella denominata "Per altri cento anni di Centovallina al servizio del pubblico" a tutela "del valore storico dei manufatti della linea ferroviaria". Nel Locarnese l'associazione si era inoltre opposta alla "domanda di costruzione lacunosa e irrispettosa della sostanza storica" del Grand Hotel Locarno di Muralto, l'anno scorso. La stessa si rallegra "della buona collaborazione instauratasi tra la GHL SA, l’Ufficio dei beni culturali e la nostra associazione, rappresentata dall’architetto e restauratrice Maria Mazza, incaricata di verificare il rispetto delle condizioni particolari". È la stessa GHL ad aver sottoposto un progetto per una costruzione nella parte di parco che costeggia la Ramogna e confina con via Sempione; in questo caso la Stan ha affermato di essersi limitata a chiedere delle modifiche dei progetti di nuovi edifici.

"Contrari al parco solare alpino" sul Tamaro

In generale, la Stan comunica di aver presentato 10 opposizioni, 5 ricorsi al Consiglio di Stato, 2 al Tribunale cantonale amministrativo e 4 osservazioni e ricorsi a varianti di piano regolatore. Sono decine le segnalazioni da parte di cittadini e membri. Tra i vari casi è reputata un "punto dolente" la rinuncia alla presentazione di un'opposizione al parco solare alpino sul Monte Tamaro. Il rapporto di esame ambientale chiesto agli esperti del settore da parte dell'associazione non ha fatto emergere "sufficienti elementi critici" "per sostenere con argomenti scientifici e legalmente sostenibili un'opposizione". Tuttavia, l'associazione afferma di "rimanere contraria al parco solare sul Monte Tamaro" in quanto si ritiene "che prima di costruire impianti fuori zona edificabile e quindi arrecare danni alla natura si deve sfruttare tutto il potenziale delle zone edificabili di pianura o degli impianti quali dighe esistenti in alta quota come alcuni casi mostrano". Più in generale, la STAN si oppone alla "politica energetica voluta dal Parlamento federale" che consiste nel "sussidiare con importi milionari impianti che, pur non coinvolgendo aree protette di importanza nazionale, entrano comunque in conflitto con la priorità della conservazione delle basi naturali della vita (art. 2 cpv. 4 Costituzione federale), della biodiversità, del paesaggio e del patrimonio". 

La modifica di legge che tarda ad arrivare

La Stan, che si era resa promotrice dell'iniziativa popolare cantonale "Un futuro per il nostro passato: per un'efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese" nel 2015, si dice "sconcertata dall'iter parlamentare". Si ritiene che " in Parlamento vi sono forze che bloccano il messaggio governativo", considerato che "con il Consiglio di Stato avevamo raggiunto un compromesso confluito nella modifica di legge proposta dal Governo". Una delegazione della Società ha incontrato il Dipartimento del territorio e il relatore della Commissione preposta ad evadere l'iniziativa nel dicembre 2023. Sono state chieste delucidazioni in merito al nuovo ritardo.