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Ticino
Sexy lotterie: parla il Governo
Redazione
12 anni fa
Il PS chiedeva di porre fine alle riffe che mettono in palio un essere umano. Dopo le dovute verifiche, ecco la risposta del Consiglio di Stato

Hanno fatto discutere ben oltre i confini del nostro Cantone, le sexy lotterie organizzate dai postriboli ticinesi. In gennaio il Corriere del Ticino aveva pubblicato un ampio reportage sul fenomeno, dando il là a una serie di articoli e servizi sui media della vicina Penisola, interessati a questa particolare iniziativa a luci rosse.

Un'iniziativa non nuova, visto che già tre anni fa il Bar Oceano scatenò la polemica con una riffa che metteva in palio le prestazioni sessuali di una prostituta. Negli ultimi anni, però, il fenomeno si era esteso ad altri postriboli.

Tanto da indurre il Partito socialista, in seguito al reportage del CdT, a presentare un'interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di mettere fine definitivamente a lotterie, riffe o simili che mettano in palio come premio un essere umano.

L'interrogazione del PS ha subito sortito i suoi effetti, visto che a pochi giorni di distanza dal suo inoltro tutti i locali a luci rosse che organizzavano sexy lotterie hanno deciso di rinunciarvi, in quanto il rischio di incorrere in sanzioni stava diventando troppo grande.

Negli scorsi giorni, infine, è giunta la risposta del Consiglio di Stato alle domande dei socialisti. Una risposta dalla quale si evince che i postriboli avrebbero anche potuto, e possono tuttora, andare avanti ad organizzare i loro giochi piccanti. Basta che stiano attenti a non mettere in palio direttamente una prostituta, ma offrire la sue prestazioni al vincitore tramite un escamotage.

Il Governo spiega che, a seguito delle segnalazioni di lotterie sexy, la sezione Teseu ha provveduto ad interpellare i tre gerenti dei locali a luci rosse interessati da questa iniziativa, per capire da un lato se effettivamente fossero in vigore lotterie sexy e quali ne fossero le modalità e dall’altro per bloccarne un’ulteriore organizzazione.

In merito alle modalità di svolgimento di tali lotterie, il Consiglio di Stato puntualizza come i gerenti abbiano dichiarato che le stesse consistevano nella presenza di una pornodiva che consegnava un ticket d'entrata numerato al cliente e che in palio, come premi, non vi era una prestazione sessuale bensì buoni viaggio, cesti natalizi, bottiglie di champagne oppure buoni in denaro da utilizzare a proprio piacimento.

"È evidente" sottolinea il Governo nella sua risposta, "che se un cliente avesse vinto un buono in denaro, dopo aver incassato la somma alla cassa, l'avrebbe potuta utilizzare per accompagnarsi con una donna."

Ma dagli interventi effettuati in tale ambito, la Polizia cantonale non ha comunque avuto modo di rilevare gli estremi per giustificare l’avvio di un’inchiesta penale per reati legati allo sfruttamento di atti sessuali. La configurazione di tale reato, spiega il Governo, presuppone la coercizione della vittima a subire la pratica di atti sessuali con terze persone, in dispregio della sua libera volontà consensuale. La mancata sussistenza di questo presupposto, difficilmente accertabile ma decisivo per la costituzione del riferito reato, è alla base del mancato avvio di una vera e propria inchiesta penale. Difatti da parte del Ministero Pubblico non è stato aperto nessun procedimento penale in modo autonomo o su segnalazione di terze persone.

Al Governo preme comunque assicurare che la situazione è costantemente monitorata, e che le segnalazioni pervenute alla Polizia cantonale in tale ambito, sono state sistematicamente verificate.

Tale vigile approccio, conclude il Consiglio di Stato, sarà certamente mantenuto anche in futuro, segnatamente in occasione di denunce puntuali, di servizi dei mezzi d’informazione o di rilevamenti di indizi, che dovessero portare alla luce realtà biasimevoli come quella in parola.

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