
Disponeva di un permesso G (per frontalieri) il 40enne italiano arrestato negli scorsi giorni dalla polizia cantonale nell’ambito di un’inchiesta per traffico di stupefacenti. Lo ha confermato lo stesso direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ai microfoni di Radio 3i. "Evidentemente non faceva ritorno in Italia, ma soggiornava in continuazione sul nostro territorio".
Secondo gli inquirenti italiani il domicilio svizzero dell’uomo fungeva da vera e propria base logistica per uno spaccio di droga nel Nord Italia. Molti complici, per cui è ora scattata la caccia, si recavano presso l'abitazione dell’uomo. Ma come è stato possibile che, malgrado fosse ricercato in Italia, l’uomo vivesse indisturbato nel Mendrisiotto?
Stando al ministro la collaborazione tra Cantone e Comuni andrebbe rafforzato nell’ambito di procedure in materia di stranieri: “Il ruolo degli enti locali può essere rafforzato, soprattutto nel controllo abitanti. Non solo per quanto riguarda il tema legato alla criminalità, ma anche per scovare residenze fittizie. Ci sono per esempio tanti frontalieri che non fanno rientro a casa il weekend. Solo grazie a un’attività di presidio da parte dei comuni, in maniera sana e non invasiva, permetterebbe di scovare casi come quest’ultimo”.
Gobbi ricorda comunque che a disposizione dei comuni vi sono anche le forze di polizia: “Ci sono già gli agenti e gli assistenti della polizia comunale che se ne occupano. Spetta anche a coloro che affittano appartamenti o abitazioni fare un’attività di segnalazione all’autorità comunale”.
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