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Ticino
Sergio Savoia: "Non credo nella satira di partito"
Redazione
14 anni fa
L'ex-coordinatore de "Il Diavolo" spiega per quali motivi la battuta di Boris Bignasca non può essere considerata satirica

Boris Bignasca ha fatto satira quando sul Mattino della domenica, nella rubrica Wilileaks Ticino ha pubblicato la frase “Aspettiamo con ansia la prossima pubblicazione di Giovanni Orelli. Negli annunci funebri”? Gli schieramenti dei “garantisti” e dei “colpevolisti” si stanno pronunciando quotidianamente sul tema. Da una parte chi attacca duramente il direttore del Mattinonline e di 10 Minuti. La sua “battuta” sarebbe un’offesa indelebile verso una personalità di spicco della cultura del Canton Ticino che nulla avrebbe che fare con la satira ma sarebbe solo l'ennesima dimostrazione della volgarità del linguaggio utilizzato dai giornali vicini alla Lega.Dall’altra parte chi invece ricorda come certe espressioni, pur stigmatizzando la frase incriminata, non siano prerogativa del giornale di Bignasca, ma che anche da altre parti  spesso si sono utilizzate frasi pesanti per dileggiare personalità del mondo ticinese e non solo. Oppure che questo "modus operandi" è stato accettato quando ad essere presi di mira sono stati personaggi di questa o di quell'area politica. In molte occasioni poi si cita il mensile satirico "Il Diavolo" quale esempio.Quindi è satira quella del Diavolo e invece non lo è quella di Bignasca? Per rispondere bisognerebbe definire “satira”. A questo proposito abbiamo girato la domanda proprio a Sergio Savoia.“La questione di fondo di cosa sia satira o meno sta nel limite. Il limite è il codice penale. Nella prassi però si cerca di considerare il contesto nel quale viene detto qualche cosa, un contesto che deve essere chiaramente satirico. Ma questo non può avvenire in un contesto politico. Dico che il limite è il cielo, ma una parte è la terra”.Quindi quella di Boris Bignasca è satira o no? Su questo Savoia è chiaro “La satira in questo caso c’entra poco. La battuta era in una rubrica satirica ma si inseriva in un giornale politico, che detta l’agenda di un partito. Un giornale che più volte ha usato linguaggi pseudosatirici per portare avanti discorsi politici. La satira deve essere indipendente – continua Savoia – farla al servizio di un padrone per portare avanti discorsi politici non va bene. Io non credo alla satira sui giornali di partito”.Il paradigma per stabilire se qualche cosa sia satira o meno spesso è “Il Diavolo”. Savoia spiega la differenza tra Diavolo e Mattino della domenica: “Il Diavolo si presenta come giornale satirico al quale la gente si abbona. Sa cosa prende e cosa leggerà. Non si presenta come un giornale di formazione. Invece il Mattino è un giornale a larga circolazione. In questo caso il discorso è più delicato. Io ho lasciato il Diavolo da sei anni, da quando sono diventato coordinatore dei Verdi in quanto mi sono reso conto che sarebbe stato incompatibile con il mio ruolo andare avanti”.La battuta su Giovanni Orelli ha fatto scalpore, tra l'altro, in quanto tira in ballo la morte dell’intellettuale. Ma la morte può essere oggetto di satira? Savoia continua “La satira la distinguo in belle battute e brutte battute. A prescindere dall’oggetto. Certo, chiunque può sbagliare. Anch’io a volte mi sono reso conto di aver esagerato. Una cosa fondamentale nella satira è prendersi la responsabilità di quello che si dice. L’importante, se è il caso, è scusarsi. Quando tocchi determinati temi sai che sono delicati. Bobo dovrebbe semplicemente scusarsi”.Savoia termina con un’ulteriore considerazione: “Quanto scritto su Orelli non è satira in quanto non si possono usare gli errori degli altri per giustificare i tuoi. Il fatto che Orelli abbia espresso delle battute ritenute pesanti su Boris Bignasca non giustifica il ricorrere alle stesse armi. Sei tu che stabilisci il tuo codice se no ti metti sullo stesso piano”.[email protected]

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