
“So benissimo che ogni giorno siete sul campo in mezzo ai delinquenti e che il vostro mestiere è difficile”, ha detto il giudice Siro Quadri, rivolgendosi ai due agenti della Cantonale, “ma l’ordine che vi ha dato il vostro capo non era propriamente corretto”. L’ordine era di ammanettare il minorenne ospite del centro richiedenti l’asilo di Camorino che, il 21 gennaio del 2017, aveva dato in escandescenze. Così fu lasciato per ore legato al montante di una doccia, non più sotto la supervisione dei due agenti, ma degli agenti di Argo 1.
Ma ubbidire a quell’ordine è stato un comportamento corretto? “Era illegale perché c’erano altre soluzioni e, in più, sono state lasciate le manette, che sono materiale di polizia il cui uso non può essere delegato a terzi”, ha spiegato Quadri. “Avreste dovuto criticare l’ordine del vostro superiore”, ha continuato il giudice, “durante la vostra istruzione vi è stato insegnato che quel comportamento è fuori legge”.
“Si poteva chiamare un’ambulanza, lo si poteva portare in gendarmeria, si poteva anche chiedere a un agente di Argo 1 di piantonarlo in gendarmeria, ma non potevate abbandonarlo nel centro della protezione civile, senza neanche preoccuparvi, alla fine del vostro turno, di quale fossero le condizioni del giovane”.
“Il vostro comportamento non è stato proporzionale. Il minorenne era semmai colpevole di ubriachezza molesta e al massimo violazione di domicilio, comportamento per cui non si giustifica l’ammanettamento a una doccia per ore, questo è un sequestro di persona”, ha sancito il giudice. Reato a cui si somma l’abuso di autorità.
Ma solo uno dei due agenti è stato condannato, il capogruppo. Per sequestro di persona e abuso di autorità ha ricevuto una pena di 20 aliquote sospese. L’aiutante, invece, non avendo scelto dove e come ammanettare il ragazzo ed essendo subalterno, è stato assolto, per non aver avuto un ruolo attivo nella vicenda.
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