
Una 23enne sequestrata e picchiata dal marito, un richiedente l'asilo kosovaro, è stata salvata dai carabinieri italiani grazie alla collaborazione con la polizia svizzera, e in particolare al Natel svizzero da cui è riuscita a telefonare. La triste vicenda, che vanta perlomeno un lieto fine, avvenuto ieri, è stata raccontata oggi da novara.com e confermata dalla polizia cantonale.Nata in Kosovo, all'età di 14 anni la donna era stata venduta per l'equivalente di 70'000 franchi alla famiglia del suo compagno, che sin dall'inizio l'aveva maltrattata e costretta a mendicare per strada. Poi entrambi si trasferirono in Svizzera, per chiedere asilo politico, anche se le intenzioni dell'uomo erano altre, visto che durante la loro permanenza in Svizzera egli ha fatto ripetutamente dentro e fuori dal carcere, per reati contro il patrimonio e detenzione di armi. Alcuni giorni fa l'uomo l'ha convinta a seguirlo dai parenti in Italia, dove la donna è stata di fatto sequestrata. Chiusa in un appartamento a Gravellona Toce con i suoi tre figli, senza sapere dove si trovasse, la donna ha trovato il coraggio di chiamare il 112. In lacrime e spaventatissima, ha chiesto aiuto dicendo di essere stata picchiata e di essere rinchiusa in un appartamento. L'unico indizio che la donna ha saputo fornire è stato il numero civico della casa dove si trovava. La centrale operativa ha aggiunto la zona da dove partiva la chiamata, Gravellona Toce, e il numero di telefono usato: una tessera mobile svizzera. È quindi immediatamente scattato il coordinamento con la polizia elvetica e in particolare con la polizia giudiziaria di Locarno. Quest'ultima ha rintracciato il titolare della tessera e, attraverso una serie di controlli incrociati, i carabinieri sono riusciti a individuare il luogo dove la ragazza era rinchiusa. Sul posto si sono recati gli uomini del Nor, dei comandi di Gravellona Toce e Premosello Chiodendo e del Nucleo investigativo, che hanno proceduto all'irruzione nell'alloggio. Il sequestratore, vista la forza messa in campo dai carabinieri, non ha opposto resistenza, mentre la donna è svenuta alla vista dei suoi "salvatori". L'uomo è stato condotto in carcere. Per lui e per i suoi famigliari l'accusa è di sequestro di persona e riduzione in schiavitù, anche se non si esclude che possano essere loro contestati altri reati. La donna, insieme ai suoi tre figli, si trova invece in una struttura protetta."La nostra collaborazione è stata relativa a scambio di informazioni di polizia sotto l'aspetto legato alla telefonia" conferma Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale. "Se per il proseguio dell'inchiesta vi saranno richieste più approfondite, seguiranno la via ufficiale, tramite una rogatoria." Data la limitatezza dello scambio di informazioni tra le due polizie, legato solo alla telefonia, la polizia cantonale non è al momento in grado di confermare se l'uomo fosse un richiedente l'asilo o meno. Maggiori informazioni potrebbero emergere nei prossimi giorni.
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