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Ticino
"Senza di noi nemmeno le mutande"
Redazione
13 anni fa
Luca Gaffuri risponde all'UDC: “Altro che in mutande. È il Ticino che rischia" La risposta di Alain Bühler, Giovani UDC

Non sono solo i media italiani ad aver notato la campagna elettorale dell'UDC per le Comunali di Lugano. Ora si muove anche la politica. Per primo, è stato Luca Gaffuri, consigliere regionale del PD, a inviare una dura presa di posizione contro "l'ennesima campagna denigratoria ad opera dell'UDC." “Tra due settimane in numerosi (tre, n.d.r.) Comuni del Canton Ticino saranno rinnovati i sindaci ed i Consigli Comunali e l’UDC non ha trovato di meglio che cavalcare un facile populismo ai danni dei lavoratori frontalieri che, come ampiamente dimostrato da studi effettuati in Svizzera da altre e ben più radicate forze politiche, sono una risorsa ed una fonte di ricchezza dove risiedono e dove lavorano e certo non lasciano “in mutande” i cittadini elvetici”.Inizia così l'attacco di Luca Gaffuri, capogruppo del PD al Pirellone. "L'Unione Democratica di Centro già in passato, come del resto la Lega dei Ticinesi, ha utilizzato toni che rasentano il razzismo nei confronti dei lavoratori italiani per giustificare le proprie ambizioni politiche." “E’ una campagna che segue nei contenuti di fondo quella “Bala i Ratt” di due anni fa – ribadisce Gaffuri - Un nuovo presunto atto di forza da parte delle compagini di centrodestra della vicina Svizzera e che cerca di accattivarsi le simpatie di chi si dimostra più intransigente nei confronti dei nostri frontalieri. Ma come ampiamente discusso anche la scorsa settimana quando ho partecipato ad un convegno organizzato dal Partito Socialista ticinese intitolato “Lugano città di frontiera”, i frontalieri contribuiscono a rispondere all’offerta di lavoro del mercato elvetico. Come PD Lombardia abbiamo già varato numerose campagne a base di manifesti e volantini diffusi sul confine a difesa dei frontalieri e del loro lavoro. Infatti mi preme considerare che se veramente i frontalieri non varcassero il confine ben presto il mondo economico del Canton Ticino crollerebbe per mancanza di mano d’opera. Cosa che l’UDC si guarda bene dall’affermare pur, ovviamente, sapendolo benissimo”. La risposta di Alain Bühler, presidente Giovani UDC

"Una prima cosa va detta, in merito alla campagna elettorale targata UDC, essa si riferisce al fenomeno del frontalierato e non ai singoli individui che ogni giorno attraversano il confine per lavorare in Svizzera. Un fenomeno che sta esasperando i ticinesi, che non solo devono stare a guardare mentre vengono loro soffiati da sotto il naso la quasi totalità dei nuovi impieghi creati in Ticino, ma devono confrontarsi pure con il fenomeno della "sostituzione di manodopera indigena" con quella frontaliera".

"Lo stesso Consiglio di Stato ha ammesso, tramite uno studio pubblicato nel mese di settembre scorso, che sia in atto questa pratica in alcuni settori e ha posto sotto attenta osservazione il settore terziario. Questo settore è proprio quello che oggi si trova letteralmente assaltato da manodopera straniera, e non si può propriamente definirlo un settore in cui i ticinesi non vogliono lavorare. Se si tiene conto del fatto che il Ticino sforna centinaia di neo-diplomati impiegati di commercio, contabili ed economisti ogni anno, non siamo sicuramente innanzi ad una carenza di manodopera".

"L'UDC non contesta la necessità di assumere frontalieri in quegli ambiti professionali dove vi è una carenza di manodopera autoctona, ma respinge con veemenza il fatto che vi siano migliaia d'impiegati e neo-diplomati disoccupati, molti anche italiani residenti, per lasciare il passo a personale stipendiato fino al 40% in meno proveniente dall'Italia. Senza buona parte di questi frontalieri avremmo la possibilità di reintegrare professionalmente una buona parte dei nostri disoccupati, come pure la possibilità di offrire un futuro professionale ai nostri giovani".

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