
La società svizzera impresari costruttori sezione Ticino (SSIC TI) interviene dopo la denuncia di UNIA, secondo cui un suo sindacalista è stato preso a sassate dal titolare di un’impresa di costruzioni in Vallemaggia mentre parlava con due operai. Impresario contro il quale il sindacato ha nel frattempo sporto denuncia.
La SSIC ricorda che i fatti dovranno essere accertati dall’inchiesta in corso, ribadendo il suo impegno per comportamenti corretti e un rispetto dell’etica. Tuttavia deplora “le strumentalizzazioni a puro scopo mediatico” che in un contesto già abbastanza difficile e teso, non giova ad affrontare le problematiche che “sono presenti in tutti i settori”.
“Premesso che il ricorso alla violenza (verbale e fisica) non è mai una soluzione, va sottolineato che non esiste la categorizzazione tra buoni o cattivi a prescindere, ma piuttosto tra chi rispetta le regole e chi non le rispetta: questo vale tanto per i datori di lavoro, quanto per i lavoratori o i sindacalisti” rileva la SSIC, ricordando che l’area di cantiere è a tutti gli effetti area privata dell’impresa e l’accesso è permesso previa autorizzazione da parte del capo cantiere o del responsabilie dell’azienda. “Ai sindacati, senza il consenso del datore di lavoro, non è inoltre permesso interrompere l’attività delle maestranze per colloquiare con i lavoratori”.
Per un mercato del lavoro corretto, la SSIC ritiene infine che sono gli organi di controllo indipendenti, come le commissioni paritetiche cantonali (i cui dirigenti sono peraltro, in ragione del 50% rappresentanti dei sindacati) che devono garantire “un’equità di trattamento e la necessaria oggettività, nell’interesse di entrambe le parti”.
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