
Il Consigliere nazionale UDC Marco Chiesa ha commentato il congelamento dell'intesa del 2015 sull'accordo tra Svizzera e Italia sulla fiscalità dei frontalieri, evidenziando come, senza accordo sulla fiscalità dei frontalieri, "il Ticino perde 12 milioni di maggiori entrate fiscali e un importante strumento per combattere il dumping salariale".
"I lavoratori frontalieri possono accettare salari inferiori perché beneficiano di una tassazione agevolata che questo accordo avrebbe annullato - rammenta Chiesa su Facebook - La conferma di questa notizia è giunta ieri dal deputato pentastellato comasco Giovanni Currò. La realtà, secondo questo parlamentare italiano, è molto semplice: subito dopo l’insediamento del nuovo Parlamento l’ambasciatore elvetico a Roma ha chiesto formalmente al presidente Roberto Fico di calendarizzare la ratifica dell’intesa del febbraio 2015".
La mossa successiva di Currò ("A quel punto noi ci siamo attivati affinché questo passaggio non ci fosse") è sfociata in una "scelta politica concordata tra gli alleati di governo".
"L’accordo del 2015, firmato in Prefettura a Milano tra gli allora ministri dell’Economia, Evelyne Widmer-Schlumpf e Pier Carlo Padoan resterà lettera morta - conclude amareggiato Chiesa - L’iniziativa politica di Lega e 5 Stelle era stata ampiamente anticipata già durante la campagna elettorale; il leader del Carroccio, Matteo Salvini, aveva a più riprese detto di non avere alcuna intenzione di portare all'approvazione delle Camere il testo firmato nel febbraio 2015 giudicandolo «troppo penalizzante» per gli italiani che ogni giorno varcano la frontiera ticinese per andare a lavorare. Conclusione: Ci siamo fatti prendere per il naso!"
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