
"Problemi finanziari? Semplice: tagli sul personale. È la soluzione più scontata, ovvia e indolore per chiunque. Indolore si fa per dire, perché ogni taglio fa male a chi lo subisce. Ma certo non fa male a chi lo compie".
Con queste righe il partito socialista commenta gli ultimi licenziamenti avvenuti presso la RSI e la Crai di Riazzino, casi diversi tra loro, ma “sintomatici della crisi del mercato del lavoro”.
Per il primo caso il PS, pur comprendendo le necessità finanziarie di RSI (determinate dalla nuova legge che ha aumentato i contributi alle emittenti private e dalla sentenza del Tribunale federale che lascia l’IVA a carico della SSR-SRG), fa notare che a farne le spese sono soprattutto le persone e ne va della qualità del servizio pubblico. “La qualità dell’offerta di informazione, di cultura e di produzioni svizzere dev’essere difesa, evitando licenziamenti che farebbero perdere esperienze preziose".
La Crai, continua il PS, ha provato a lasciare a casa 10 persone perché in crisi. “Nonostante i sacrifici proposti e accettati dai dipendenti, è stata costretta a tornare sui proprio passi solo grazie alla resistenza delle lavoratrici e dei lavoratori sostenuti dai sindacati. A dimostrazione che reagire si può, che lasciarsi mettere i piedi in testa non è l’unica opzione”.
Questi due casi sono giunti di recente all’attenzione dei media, prosegue il partito, ma ce ne sono “centinaia di altri che non fanno notizia perché sono individuali: uno stillicidio di licenziamenti e di sostituzioni, mentre per quelle famiglie e quelle persone, specie se un po’ in là negli anni, cominciano le preoccupazioni, le ansie, il timore del termine del sussidio di disoccupazione e dell’arrivo dell’assistenza…”
“Questo è un mercato nel quale i lavoratori non vengono percepiti come una risorsa dell’azienda ma solo come un costo” conclude il PS. “E, come tutti i costi, facili da tagliare. Anzi, il più facile di tutti. Che poi quella risorsa sia indispensabile per la qualità del prodotto, la prima a risentire dei tagli, importa più poco”.
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