
La selezione della Capitale svizzera della cultura 2030 non ha riservato buone notizie per i due dossier ticinesi, avanzati rispettivamente da Bellinzona e dal polo Lugano-Locarno-Mendrisio. Ad essere selezionata è stata infatti Aarau, principalmente per il suo potenziale di valorizzazione culturale. Un esito diverso da quello che i due esecutivi avrebbero auspicato, naturalmente: «sicuramente avremmo preferito vincere. Quando si partecipa a un concorso è quello che naturalmente si aspira, c'è- c'era parecchio lavoro dietro a questa partecipazione di Bellinzona. Vorrei comunque approfittare lo stesso per fare i complimenti ai colleghi, alla città di Aarau», ci dice il sindaco di Bellinzona Mario Branda. Sentimenti simili anche sulle sponde del Ceresio: «abbiamo lavorato tanti mesi per una candidatura che secondo noi fosse la più completa possibile, la migliore. Sapevamo comunque di essere forti, di aver le carte in regola. D'altra parte ci era chiaro che Aarau era la contendente principale, fa un po' male», confida il vicesindaco di Lugano Roberto Badaracco.
Le ragioni della scelta e del percorso
La giuria, allo stesso tempo, non ha mancato di elogiare i dossier avanzati dalle due candidature ticinesi. Come detto, la scelta è poi ricaduta su Aarau per il suo potenziale di valorizzazione culturale. Ma entrano in gioco anche altre dinamiche, stando a quanto affermato dal comitato selezionatore al vicesindaco Badaracco: «c'è una questione regionale, confederale. La Svizzera tedesca ricopre una grande parte di territorio e raggruppa un grande numero di persone. Il Ticino forse è sempre un pochettino visto come piccolino, come a parte, e volevano forse dare la priorità alla Svizzera tedesca questa volta. E poi ci è stato detto che Aarau è comunque una città sconosciuta a livello svizzero, molto meno di altre città, Zurigo, Berna, Basilea e tanto altro, e quindi ha un potenziale di sviluppo culturale grande». Le risorse investite nelle candidature non sono andate sprecate, però. Lugano afferma di aver sviluppato delle sinergie importanti con Locarno e Mendrisio, che si mira a rafforzare fin da subito. A Bellinzona si è condotta una mappatura delle iniziative culturali della Turrita: «oggi magari uno sguardo un po' più distratto fa pensare che magari a Bellinzona non succeda molto. In realtà accadono molte cose con molte persone coinvolte e ciò merita un'attenzione diversa», spiega Mario Branda.
Nel 2033 toccherà alla Svizzera italiana
La notizia positiva di giornata è che, se ci saranno candidature, per l'edizione 2033 toccherà alla Svizzera italiana ospitare la Capitale svizzera della cultura. È ancora presto per pensare al futuro, ma ci sono già alcuni temi sul tavolo: «prima dobbiamo metabolizzare questa questa decisione. Però è chiaro, una volta capiti meglio quali sono stati i meccanismi decisionali di questa giuria e i motivi che hanno indotto a una scelta piuttosto che un'altra probabilmente ripartiranno anche le nostre riflessioni», spiega Branda. A Lugano si è certi che ancora della partita, con una nota: «forse un insegnamento per tutti è che avere più candidature ticinesi non serve a nessuno, anzi, può darsi che sia stato un altro fattore che ha fatto pensare o propendere per Aarau. Credo che dobbiamo metterci a riflettere tutti, compreso Bellinzona, sulla possibilità di fare una bellissima candidatura tutti assieme, per il 2033, che rappresenti il Ticino. Sarebbe un bel segnale».

