
UBS fornirà alle autorità fiscali statunitensi i dati relativi a 4'450 conti. Chi pensa che con questa strategia il segreto bancario sia salvo si sbaglia, e di grosso. Questo in sintesi quanto ci dice il finanziere ticinese Tito Tettamanti, che osserva: "Questo commento è una pietosa, anche se patriottica, bugia. L’UBS (per colpa sua e non certo dei poveri diplomatici svizzeri, incaricati di una “mission impossibile”) ha accettato di denunciare 4'500 suoi clienti non noti al fisco statunitense e che l’UBS giudica (non so con quale diritto) abbiano violato le leggi fiscali americane. Qui non solo non vi è più segreto, ma mi pare venga addirittura violato il rapporto di mandato e quindi di fiducia del cliente nella banca. Non facciamoci illusioni: abbiamo preso una sonora legnata ed il peggio è cercare di convincerci che non è vero". A chi osserva invece che "Abbiamo evitato il peggio", Tettamanti risponde: "Chi lo afferma non ha dimestichezza con il mondo delle contestazioni giuridiche negli USA, dove chi crede di aver diritto a 100 chiede 1’000 e non si molla fino all’ultimo con colpi bassi e bluff". E aggiunge: "Se l’America avesse ottenuto 52'000 nomi, l’IRS (l’ufficio delle imposte) sarebbe ingolfato e avrebbe difficoltà a dar seguito alle procedure. Per contro, aspettiamo prima di dire “poteva andar peggio”. I colpi di coda, i distinguo, i ritorni di fiamma, l’apertura di nuove procedure, magari da parte di nuovi giudici, sono una particolarità di quel mondo, sia dell’IRS che della SEC (Security Exchange Commission). Poi, non vi è solo il peggio con gli USA. Vi saranno i pesanti contrasti con altri Paesi e con l’UE. Sarebbe quindi pericoloso abbassare la guardia e sperare che tutto possa continuare come prima".
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