
Micheline Calmy-Rey teme che la Svizzera possa finire su una lista nera dei paradisi fiscali. La Confederazione è aperta alle trattative e deve mostrarsi "più attiva e sicura di sé", secondo la consigliera federale.In diverse interviste accordate alla stampa domenicale, la ministra degli esteri ha difeso la strategia del Consiglio federale. Creando una delegazione per affrontare le critiche che hanno colpito la piazza finanziaria elvetica, il governo ha "agito correttamente e dato prova di realismo", ha detto Micheline Calmy-Rey a "Le Matin Dimanche". Secondo la ministra degli esteri, bisogna ora "fare tutto il possibile affinché la Svizzera non sia inserita nella lista nera dei paradisi fiscali del G20 e vedere in che modo gestire le denunce americane contro UBS".Vista la lentezza della procedura di assistenza amministrativa si potrebbe avere l'impressione che "il nostro sistema attuale sia troppo poco efficiente", ha dichiarato Calmy-Rey alla "SonntagsZeitung". In Svizzera le procedure sono pensate solo per pochi casi isolati e "non per 200 o 300 domande simultanee", ha detto la consigliera federale.Le critiche di Bignasca a Calmy-ReyIntanto sul Mattino della Domenica il leader della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca si scaglia violentemente contro la la ministra degli esteri elvetica. "Come sempre - scrive Bignasca - l’UE chiama e la Svizzera risponde! Così Dimitri Calmy-Rey, per nostra disgrazia ministra degli esteri, la quale come tutti i kompagni è filoeuropeista e contraria al segreto bancario, se ne è svolazzata a Bruxelles. Obiettivo della missione: calare le bragh… ops, difendere la posizione elvetica sul segreto bancario dagli assalti dell’UE! La responsabile delle relazioni estere dei balivi di Bruxelles, l’austriaca Benita Adolfa Ferrero Waldner (NB: in Austria non solo c’è il segreto bancario, ma è pure ancorato nella Costituzione!) vorrebbe i nomi di tutti i cittadini UE che hanno un conto in Svizzera! Uella Benita Adolfa, ma ci sei o ci fai? E naturalmente Dimitri Calmy-Rey, completamente succube, si è ben guardata dal mandarla a quel paese. Certo che con una kompagna filoeuropeista serva dei balivi di Bruxelles nonché nemica del segreto bancario a difendere i nostri interessi, andremo molto lontano". Settimana scorsa, sempre sulle pagine del Mattino, Bignasca aveva svelato il testo dell'iniziativa popolare lanciata per ancorare il segreto bancario nella Costituzione federale.Il sondaggio del Caffé In un sondaggio pubblicato oggi dal Caffè, il 56% delle persone interrogate si è detta favorevole a un cambiamento di rotta: la Svizzera dovrebbe collaborare con le autorità straniere non solo in caso di frode ma anche di evasione fiscale. Il 35% è invece contrario, mentre il 9% non ha un parere in proposito. La metà degli interpellati condivide l'opinione che si rimproveri a ragione alla Svizzera di essere un paradiso fiscale e di offrire rifugio ai contribuenti stranieri che vogliono evadere il fisco. Il 39% giudica invece ingiustificate queste critiche. Il 56% delle 602 persone interrogate ritiene che malgrado tutto la Svizzera debba difendere con i denti il segreto bancario per gli stranieri.Il parere di Hanspeter ThürSecondo il preposto federale alla protezione dei dati e alla trasparenza, Hanspeter Thür, una soppressione della differenza tra frode ed evasione fiscale non creerebbe "nessun problema giuridico dal punto di vista della protezione dei dati". "Protezione dei dati non significa protezione dei colpevoli", ha spiegato Thür in un intervista alla "NZZ am Sonntag". Già oggi il segreto bancario non protegge chi è sospettato di aver commesso atti penalmente punibili. In questo caso, la paura di un "Grande fratello" che controlla i cittadini sarebbe quindi ingiustificata.
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