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Segnalati dalla Paritetica ma non per forza esclusi dall'appalto pubblico
Segnalati dalla Paritetica ma non per forza esclusi dall'appalto pubblico
Segnalati dalla Paritetica ma non per forza esclusi dall'appalto pubblico
Redazione
7 anni fa
No alla proposta di Fonio, Ducry e Pronzini di escludere le aziende inadempienti. Sarà iniziativa parlamentare?

Il Consiglio di Stato ha recentemente bocciato la proposta contenuta nell'interrogazione del 14 marzo scorso dei deputati Giorgio Fonio (PPD), Jacques Ducry (PS-Indipendente) e Matteo Pronzini (MPS), che chiedevano se fosse possibile inserire una clausola che permetta di considerare le segnalazioni e le certificazioni delle commissioni paritetiche composte dai rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori nell’elaborazione del regolamento della Legge sulle commesse pubbliche (LCPubb), "affinché le aziende inadempienti vengano escluse dagli appalti pubblici".

Nella risposta all'atto parlamentare il Governo ha premesso che le Commissioni paritetiche sono responsabili e delegate ad attestare per ogni commessa pubblica che interessa il Contratto collettivo di lavoro di riferimento, il rispetto del CCL nei confronti del committente, il quale, in assenza di tale attestazione è tenuto a procedere con l’esclusione dell’offerente dalla procedura di aggiudicazione. Il medesimo assetto è stato ripreso dalla revisione della legge del 10 aprile 2017 e previsto nel nuovo regolamento. Per la prevenzione le Commissioni paritetiche hanno già lo strumento di controllo del rispetto dei loro CCL nell’ambito di ogni commessa soggetta alla LCpubb, salvo i casi di autocertificazioni per commesse inferiori a 10'000 franchi.

Il Governo ha inoltre  rammentato che il sistema sanzionatorio, di diritto penale amministrativo, non può essere delegato a terzi e deve rispettare i principi attinenti e che nel settore delle commesse pubbliche l’infrazione deve essere qualificata, ovvero costituire una grave violazione della legge. Attualmente, le violazioni gravi sono elencate in modo esaustivo dall’art. 45 cpv. 2 LCPubb e sono punibili con una sanzione di esclusione da ogni aggiudicazione per un periodo massimo di 5 anni e/o il pagamento di una pena pecuniaria fino a un massimo del 20% del valore della commessa. Il nuovo art. 45a cpv. 3 LCPubb riprende le stesse sanzioni ma stila una lista esemplificativa delle gravi violazioni, per aprire a possibili sviluppi della prassi e della giurisprudenza sul tema.

Pertanto il Consiglio di Stato non ritiene "necessario né lecito, in base al principio di legalità, introdurre un’infrazione fondata sulla semplice segnalazione / attestazione di una commissione non statale, attraverso un regolamento di esecuzione". Per contro - si legge nella risposta - "è acquisito che tutte le segnalazioni e le denunce da parte delle Commissioni paritetiche sono e saranno considerate e valutate dall’Ufficio preposto alla vigilanza nell’ambito delle sue competenze e nel rispetto del diritto di essere sentiti degli interessati".

La posizione del Governo, come prevedibile, non è condivisa dal primo firmatario Giorgio Fonio: "Se la paritetica segnala che vi è un'azienda che non rispetta il CCL perché sottopaga i dipendenti, infrangendo le regole e creando concorrenza sleale tra le aziende e nonostante ciò non si dà ascolto a queste segnalazioni, allora proprio non ci siamo. Il Cantone ha una responsabilità nella gestione degli appalti pubblici e alla luce di questa risposta valuteremo la presentazione di un’iniziativa parlamentare, nella speranza che il direttore del DT Claudio Zali possa dare una risposta diversa.”

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