
La ripartizione dei seggi nelle commissioni parlamentari per la legislatura 2023-27 decisa lo scorso 4 maggio dalla maggioranza del Gran Consiglio non cambierà. Il Tribunale federale ha infatti considerato inammissibile "per carenza di legittimità" il ricorso presentato dal partito socialista, che contestava i calcoli effettuati per la suddivisione dei seggi dopo i risultati delle elezioni cantonali di aprile. Calcoli che prevedono la seguente ripartizione: 5 seggi al PLR, 4 al Centro (+1), 3 alla Lega, due al PS (-1), due all'UDC e uno ai Verdi.
La reazione del PS: "Sentenza pilatesca"
Il PS ha preso atto con delusione della sentenza, che è stata trasmessa questa mattina alle parti. La decisione viene definita "pilatesca" dal partito: "La corte rinuncia ad esprimersi sul metodo di calcolo, secondo noi sbagliato, adottato dal Gran Consiglio nella ripartizione dei seggi commissionali in seguito alle elezioni di aprile, che ha prodotto delle storture nella proporzionalità di rappresentanza con alcuni partiti sovrarappresentati nelle commissioni rispetto al proprio peso elettorale", sottolinea il partito in una nota. "L’Alta Corte sottrae così l’interpretazione della legge, secondo noi arbitraria, al controllo giudiziario: rinunciando a fare chiarezza si corre il concreto rischio che situazioni simili si riproporranno anche in futuro".
Verso un'iniziativa parlamentare?
Vista la situazione, il PS non esclude di presentare un'iniziativa parlamentare con l'intento di proporre un'istanza cantonale di ricorso "che permetta ad un tribunale cantonale di controllare la legalità di decisione come queste, come suggerito indirettamente dallo stesso Tribunale federale: non è infatti ammissibile in uno Stato di diritto che decisioni di questo tipo, che oggi hanno danneggiato il Partito Socialista, ma domani potrebbero danneggiare altri, non possano essere controllate dal potere giudiziario".

