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Ticino
SECO: "Forte immigrazione in Ticino"
Redazione
11 anni fa
Pubblicato oggi l'11° rapporto sulla libera circolazione. "La pressione migratoria ha avuto un impatto negativo in alcune regioni"

Con la crisi dell'euro, la maggior parte dell'immigrazione in Svizzera proviene da paesi dell'Europa meridionale. I tedeschi sono in calo. Romandia e Ticino, che danno lavoro a molti frontalieri, sono esposti al dumping salariale. È quanto afferma l'11° rapporto sulle ripercussioni della libera circolazione sul mercato del lavoro elvetico pubblicato oggi dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Nel 2014, l'immigrazione netta proveniente dagli stati UE/AELS ammontava a 50'600 persone. Ciò corrisponde a un calo del 25% rispetto alle 68'000 del 2013, anno che aveva fatto segnare valori da primato, ha detto Boris Zürcher, responsabile della Direzione del lavoro presso la SECO, in una conferenza stampa a Berna. Il saldo migratorio con tutto il pianeta ha invece raggiunto quota 73'000, un record. La maggior progressione è stata registrata da portoghesi, italiani e spagnoli, passati da 13'500 a 22'300 tra il 2008 e il 2014. I cittadini dell'Europa orientale sono passati da 4'600 a 10'500, mentre i tedeschi sono calati da 29'000 a 6'800. Per la SECO il mercato del lavoro svizzero ha ben integrato gli immigrati europei. Dall'entrata in vigore della libera circolazione delle persone, il tasso di disoccupazione è infatti rimasto relativamente stabile. I salari, tra il 2002 e il 2014, sono inoltre cresciuti dello 0,7% in media all'anno, un aumento maggiore rispetto agli anni '90. La pressione migratoria ha però avuto un impatto negativo in alcune regioni. Nella regione lemanica, in Ticino e a Zurigo, i salari sono cresciuti meno rispetto alla media nazionale. Queste regioni sono caratterizzate da una forte immigrazione e da una crescita significativa del numero di frontalieri. In Ticino attualmente più di un quarto degli occupati è frontaliero, mentre a Basilea Città e a Ginevra quasi un quinto. Dal rapporto emerge anche che frontalieri e lavoratori in possesso di un permesso di breve durata dispongono, a competenze uguali, di salari sempre più bassi rispetto ai cittadini svizzeri. Ciò rappresenta un vero rischio di dumping salariale in Ticino e nell'Arco lemanico.

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