
Come interpretare le rivolte dell'elettorato contro le politiche economiche portate avanti negli ultimi anni dai governi (sia di destra che di sinistra) in diversi paesi, tra cui USA e alcuni paesi Europei (ultimo in ordine di tempo l'Austria), dove stanno emergendo movimenti nazionalistici e protezionistici? Si sta assistendo a un processo di deglobalizzazione? Attorno a queste domande si è svolto il dibattito della trasmissione de "I conti in tasca" di stasera, moderata da Alfonso Tuor. Per gli ospiti è stato difficile trovare un comune denominatore, ma tutti concordano che c'è una forte insoddisfazione dei cittadini verso un establishment che, attraverso la globalizzazione, concentra sempre più la ricchezza nelle mani di poche persone.
"C'è un forte desiderio di autarchia" ha sottolineato Carlo Lottieri, Professore all'Università di Siena e alla Facoltà di teologia a Lugano, ma chiudersi nel proprio orto è un grande pericolo. "Se da una frontiera non passano le merci, passeranno gli eserciti" ha citato Lottieri, ricordando al contempo che il protezionismo è stato uno dei pilastri della politica fascista.
Anche Rodolfo Helg, Professore all'Università Cattaneo di Castellanza, evocando la crisi del '29 e il protezionismo che ne è conseguito, ha messo in guardia su questo tipo di misure. "Se Donald Trump dovesse vincere alle presidenziali americane, i cinesi non staranno a guardare e partirà la guerra commerciale. Quello che porta avanti è solo un interesse di breve periodo per avere più voti".
Per il professor Christian Marazzi (SUPSI) questa "inserruzione populista" è sintomatica di una crisi della rappresentanza dei partiti storici, che ha subito un'acelerazione negli ultimi anni. Tesi sostenuta anche dall'esponente del MPS Pino Sergi, che ha ribadito la necessità di un ripensamento sistemico: "Il capitalismo vive una crisi di sistema permanente, ma non vedo come sia riformabile. Le politiche neoliberali si sono alternate e sono portate avanti sia dalla destra che dalla sinistra. È chiaro che c'è sfiducia nelle classi dirigenti da parte dell'elettorato. La gente deve riappropriarsi del suo destino politico".
In questo processo Lottieri non vede tanto la fine della globalizzazione, quanto più la fine dello Stato sociale, causa della situazione disastrata dell'economia. "È il fallimento della socialdemocrazia". Visione non condivisa da Marazzi, secondo cui invece il problema risiede piuttosto nell'ineguatezza dello Stato sociale di adeguarsi ai problemi che sono venuti maturando con la deregolamentazione. "Ci vuole un ripensamento dello Stato sociale".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

