
Troppo spesso un atto parlamentare viene ritirato dal primo firmatario poco prima del voto in Gran Consiglio. È l'opinione di sette granconsiglieri di Lega, Plr e Udc, capitanati dal primo firmatario Tiziano Galeazzi (Udc), che presentano un'iniziativa parlamentare elaborata.
La proposta
In sostanza, Galeazzi e cofirmatari vorrebbero fare passare alla cassa gli autori di atti parlamentari che dovessero ritirarli "dopo l'avvio del dibattito in aula o prima del voto sulla trattanda". In particolare, i sette deputati chiedono che in questi casi il gettone di presenza del firmatario venga dedotto "nella misura dei costi generati dall'allestimento del rapporto o più rapporti commissionali".
"Opportunità politica"
Alla base della decisione del ritiro, secondo Galeazzi, ci sono "diverse interpretazioni politiche o di opportunità nel ritirare l’atto dopo aver ascoltato diversi pareri e quindi avere percepito il grado di accettazione o meno. Questo ovviamente aiuta il gruppo di appartenenza del primo firmatario a inoltrare in futuro un secondo atto simile", ma rivisto tenendo conto delle osservazioni espresse in aula. "Da un punto di vista politico - prosegue il deputato Udc - se si avanza un atto parlamentare lo si fa perché ci si crede e quindi normalmente lo si porta fino in fondo, cioè fino al voto del Parlamento". La proposta, per Galeazzi, vuole "responsabilizzare maggiormente la deputata o il deputato primo firmatario a portare a termine il proprio atto parlamentare".

