
Stasera che sera. Cresce l’attesa in casa liberale radicale per il comitato che deciderà la sorte della lista per il Consiglio di Stato. Come vi raccontiamo da giorni i radicali sono sul piedi di guerra contro la rosa presentata dalla Commissione cerca, presieduta da Fulvio Pelli. Oltre alla presenza sulla lista del ciellino Sergio Morisoli, mal digerita, l’ala sinistra del partito non si sente rappresentata. E qui veniamo alle ultime voci. È data praticamente per certa la presentazione al comitato cantonale di una candidatura radicale. Candidatura che, se accettata dal Parlamentino, modificherebbe di conseguenza la lista. I radicali tengono ancora le carte ben coperte sul nome. Ma il messaggio è chiaro: c’è la volontà di fare tutto il possibile per cambiare la cinquina, inserendo un rappresentante di area. Se l’operazione non dovesse riuscire, la battaglia, per ora ancora sottotraccia, esploderebbe definitivamente. Il che, in campagna elettorale, non è proprio una prospettiva da augurarsi. In questo senso chiariscono il concetto le parole di Sergio Salvioni. “Se la lista questa sera non cambierà – dice l’ex senatore - ad aprile non andrò a votare. E questo dopo 64 anni in cui mi sono sempre recato al seggio a votare la scheda del PLR”. A surriscaldare un clima già rovente, oggi ci ha pensato anche Marina Masoni. In una articolo apparso oggi sul Giornale del Popolo, l’ex ministro si schiera con il sue ex braccio destro Sergio Morisoli e cannoneggia contro i radicali, parlando “aggressione idelogica”. . Cosa temono i radicali illiberali che lo vorrebbero incompatibile con alte cariche politiche in rappresentanza del PLRT? Che confonda la legge di Dio con le leggi dello Stato?”, , si chiede l’ex consigliera di stato. Se è così – si risponde - dimostrano una profonda ignoranza nei confronti del cattolicesimo liberale o del liberalismo cattolico".E chiude, con un avvertimento: “Il confronto sulla candidatura Morisoli è un bel banco di prova per il PLR. Molti liberali si stanno domandando se vi sia ancora un diritto di cittadinanza nel partito oppure se, prima o poi, bisognerà cercare altrove gli spazi”. AELLE
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