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Ticino
Se mi sveglio e sto male che faccio?
Foto Shutterstock
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Redazione
6 anni fa
L’invito delle autorità è semplice: chi è malato sta a casa, ma quando ci si può considerare ammalati?

Con l’influenza era più facile. Ognuno sapeva quando era giusto stare a casa o meno. O meglio, ognuno aveva le sue abitudini, dai supereroi che andavano al lavoro anche con 38 di febbre, fino a coloro ai quali bastava uno starnuto per un paio di giorni di riposo preventivo. Oggi è tutto più complicato. Le autorità ce lo hanno ricordato più e più volte: chi è ammalato deve rimanere a casa. Ma qual è il limite della malattia? Un filo di mal di gola ci deve spingere a fare un tampone per il Covid-19? Il direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco ci ha aiutati a rispondere a queste domande per adulti e bambini.

Dottore, se mi sveglio e ho mal di gola, cosa devo fare?
Prima di tutto parliamo degli adulti, dai 12 anni in avanti. Oggi abbiamo un’alta capacità diagnostica, quindi nel dubbio è meglio fare un test. Se mi alzo la mattina e ho un po’ di raspino in gola e poi dopo due ore sto bene, no. Ma se ho la minima sindrome influenzale, che può essere raffreddore, tosse, mal di gola, con o meno febbre, a questo punto nel dubbio contatto il mio medico curante e si decide se il test lo fa lui o se mi indirizza in uno dei check point sul territorio, dove uno va e velocemente fa un tampone. Poi vale sempre un principio sacrosanto, che quest’anno vale ancora di più, che chi è ammalato sta a casa. Quindi sto a casa, aspetto il risultato del tampone, se è negativo dal giorno seguente da quando sto bene posso tornare al lavoro”.

Questo per chi ha 12 anni o più, per i bambini invece?

Per i bambini è stata emanata dal Medico cantonale una direttiva che ha ripreso quelle federali, dove si dice sostanzialmente che se il bambino ha dei sintomi molto lievi, per esempio solo un raffreddore, lo si invita a stare a domicilio. Se invece ha dei sintomi più importanti, tanto che il bambino deve essere visto da un pediatra, il pediatra visita il bambino e poi decide se fare o meno il tampone”.

E i famigliari che stanno vicini al bambino, evitano il lavoro?
I famigliari che stanno con il bambino possono tranquillamente andare a lavorare, il principio è sempre lo stesso: sta a casa chi è ammalato. È chiaro che se in un nucleo famigliare ho un genitore e i bambini che sono ammalati è molto più semplice, perché il genitore viene invitato a fare il tampone. E poi si va a presupporre che il virus che ha il genitore sia lo stesso che ha colpito i bambini. Quindi se il genitore è negativo saranno considerati negativi anche i bambini, se il genitore è positivo saranno confinati tutti a casa finché non stanno bene”.

Guarda l’intervista completa a Christian Garzoni

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