
Tanto tuonò che alla fine Roman Polanski rinunciò.
Tra coloro che hanno apertamente criticato la scelta di invitare il regista franco-polacco al Festival del Film di Locarno vi è stato anche il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega), il quale oggi accoglie senza grande stupore la notizia del forfait.
"Penso che quella di Polanski sia stata la scelta più logica ed adeguata, sapendo che la sua presenza creava giustificati dubbi di opportunità" dichiara Quadri. "Penso che abbia ritenuto che la rinuncia fosse la cosa più opportuna, anche per evitare di esporsi personalmente a eventuali azioni di protesta."
"Io nei panni di Polanski - per fortuna non è il caso soprattutto dal punto di vista penale - avrei fatto la stessa cosa" prosegue il consigliere nazionale leghista. "Se ti accorgi che la tua presenza suscita proteste anche vivaci, è chiaro che la rinuncia ti permette di evitare di esporti a situazioni spiacevoli."
Ma Polanski non avrebbe potuto intuirlo sin da subito, che la sua presenza avrebbe dato adito a polemiche? "Essendo stato invitato poteva partire dal presupposto che di problemi non ce ne sarebbero stati" risponde Quadri. "Ma è chiaro che Solari e la dirigenza del festival non possono manipolare la realtà. Polanski ha fatto quello che ha fatto, e questo genere di reati suscita sempre emozioni e reazioni."
Dopo gli zombie, il brigatista e così via, quest'anno il Festival del Film resterà quindi privo di provocazione. O almeno di provocazione portata a termine, visto che già solo il mancato arrivo di Polanski è bastato per proiettare Locarno sui media di tutto il mondo. "Ogni tanto si ha l'impressione che si provoca apposta per far parlare" afferma Quadri. "Secondo me questa strategia può funzionare una volta, ma poi il giocattolo si rompe. Il festival è un evento d'eccellenza e come tale riceve anche importanti sussidi pubblici. Se per affermarsi all'estero deve ricorrere a questi espedienti invece di puntare sulla qualità delle proposte... Non mi sembra una strategia vincente".
AS
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