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Ticino
"Se chi protegge fa paura"
"Se chi protegge fa paura"
"Se chi protegge fa paura"
Redazione
10 anni fa
Vacallo: un testimone oculare involontario racconta la sua versione di un episodio riguardante un cane...

La "denuncia" avviene con un'email inoltrata in redazione da un testimone oculare involontario.

La vicenda in questione riguarda lo spiacevole episodio di cui sarebbe stato protagonista un cane, lo scorso sabato 23 aprile, a Vacallo, nella zona dell'Osteria "Il Teatro".

Nella sua versione, chi ha inviato la testimonianza spiega di avere trovato un cane smarrito, microcippato e il cui proprietario era un italiano. Su consiglio della polizia, chiama così la Protezione Animali di Bellinzona (SPAB) i cui addetti sopraggiungono.

A quel punto "ti aspetti che abbiano molta dimestichezza e metodo per convincere un povero animale impaurito a seguirli, ma la prima cosa che fanno è tentare di mettergli un guinzaglio a strozzo. Il cane indietreggia, ovviamente, ma al secondo tentativo, fatto con delicatezza (da un altro signore e non da un addetto SPAB, come spiegato nell'email) va a buon fine".

Il testimone prosegue spiegando di avere proposto di invogliare il cane a seguire gli addetti SPAB con l'ausilio di alcuni biscotti, ma gli è stato risposto che non ce n'erano. Poi "all'improvviso, uno dei due operatori, dice di aver trovato dei biscotti, provano a darglieli, ma il cane li rifiuta. Arrivano invece i nostri biscotti (mandati a prendere a casa, come spiegato) ed il cane li prende dalle nostre mani, anche se la paura non diminuisce. Quindi continuiamo ad accarezzarlo nel tentativo di rassicurarlo e ci viene "intimato" di allontanarci in quanto non si sarebbero assunti nessuna responsabilità per una eventuale aggressione da parte del cane. Nessuno aveva chiesto loro di assumersi alcuna responsabilità, anche perchè il cane verso tutti gli altri, tranne i due operatori, continuava a dimostrarsi impaurito sì, ma ben disposto alle carezze e alle parole dolci. In un batter d'occhio compare l'accalappiacani".

L'animale - prosegue il racconto - sarebbe poi stato "trascinato riluttante verso il furgone della SPAB, distante diversi metri e con una scala di pietra da scendere. L'operazione dura alcuni minuti, durante i quali, ovviamente, il cane tenta di divincolarsi e a causa della paura, del dolore, del terrore, guaendo ha perso il controllo delle feci e dell'urina".

Il testimone spiega di essersene a quel punto andato via "con la certezza che non sia stata rispettata l'intenzione della legge sulla protezione degli animali (LPAn), che recita: "... Vi è aggravio per l'animale se gli sono inflitti in particolare dolori, sofferenze o lesioni, se l'animale viene posto in stato d'ansietà o mortificato...".

Nei giorni successivi specifica poi di aver cercato di sapere - sia telefonicamente che recandosi di persona presso il rifugio animali di Gnosca - notizie riguardo le condizioni del cane, ma avrebbe invece ricevuto solo assicurazioni verbali.

La ricerca di notizie comunque prosegue e sempre a Gnosca "la mattina del 27 gli operatori del rifugio ci informano che nella notte il cane è scappato, sembra saltando un muro (o rete?) di 2,5m". Nel frattempo "erano riusciti a chiamare il proprietario, che stava arrivando. Giriamo anche noi per i dintorni, con la macchina e a piedi, nella speranza di vederlo, ma niente. La sera di giovedì chiamiamo il proprietario, dal quale ci eravamo fatti dare il numero il giorno prima, e veniamo a sapere che finalmente il cane è al sicuro a casa".

Il testimone conclude augurandosi che "le autorità preposte ai controlli dell'applicazione della legge suddetta, verifichino in profondità l'operato di queste associazioni private, che dovrebbero "proteggere gli animali", ma in questo caso hanno procurato paura e dolore, con molta negligenza".

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