
Un'interrogazione interpartitica contro la riapertura delle scuole con presenza obbligatoria. È quella che hanno presentato i consiglieri comunali Fabrizio Chiappini (PLR), Claudio Schneeberger (Lega-UDC) e Patrizia Wasser ( PPD) al Municipio di Chiasso. Firmatari che hanno figli minorenni che frequentano le scuole dell'obbligo e anche per questo si dicono "ancora più coscienti e vicini alla popolazione che in questo momento è molto preoccupata per quello che dovrebbe accadere a partire dalla data fissata per la riapertura delle scuole" scrivono i tre consiglieri comunali, secondo cui è impensabile dividere gli alunni in classe quando, al suono della campanella per la ricreazione o a fine giornata, "la prima cosa che faranno, sarà giocare insieme e cercare il contatto fisico".
Se la misura così come proposta per l’11 maggio venisse applicata, "significa che delle rimanenti 6 settimane di programma scolastico e tenendo conto anche delle giornate festive infrasettimanali e dei ponti, gli insegnanti potranno impartire lezioni per circa una decina di giorni" rilevano i tre consiglieri comunali, mettendo l'accento sul fatto che molti Cantoni della Svizzera tedesca e della Romandia termineranno la scuola molto più avanti, a metà luglio.
Le richieste al Municipio
Il terzetto chiede dunque al Municipio di Chiasso se è disposto a chiedere al DECS di ritornare sui propri passi e tenere chiusi gli istituti scolastici fino a settembre. Se non fosse possibile chiedono perlomeno di lasciare la possibilità di decidere se mandare oppure no i figli a scuola ai genitori, come hanno deciso di fare in Francia. L'attenzione viene posta anche nei confronti dei docenti, che secondo Schneeberger, Wasser e Chiappini "hanno timore a rientrare nelle proprie classi qualora le scuole ripartissero con il programma l’11 maggio prossimo". Al Municipio si chiede quindi se, oltre alla mascherina messa a disposizione del Cantone, è stato discusso con il direttore delle scuole comunali di Chiasso la possibilità di spostare il docente per un breve tempo a compiti dove il contatto con gli alunni è minimo. Infine se è prevista la posa di barriere protettive sui banchi di scuola, così come hanno già fatto altri centri scolastici, per esempio nel Luganese.
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