
L’obiettivo del Dipartimento Educazione Cultura e Sport è cominciare l’anno scolastico 2020/21 con la scuola in presenza. Quella che conoscevamo prima della pandemia di coronavirus, insomma, con qualche accorgimento sanitario in più e forte degli insegnamenti che questi mesi tormentati hanno comunque portato, specialmente sul piano tecnologico. “Ma visto che non sappiamo che cosa succederà nelle prossime settimane”, ha spiegato il direttore Manuele Bertoli durante la consueta conferenza stampa di fine anno che si è svolta oggi a Bellinzona, “è comunque fondamentale preparare nel dettaglio anche altri scenari, da implementare se la situazione sanitaria dovesse nuovamente precipitare, in particolare il modello della scuola ibrida, quindi con classi dimezzate e presenza parziale, sperimentato dall’11 maggio”.
Nelle prossime settimane il DECS avvierà quindi una consultazione con tutti gli organi interessati, direttori, docenti, comuni, genitori.
Non sarà trascurato nemmeno il modello della scuola a distanza, sperimentato giocoforza a partire dal 13 marzo, quando in piena pandemia era stato necessario sospendere le lezioni. “Una grande sfida tanto per i docenti, quanto per gli allievi e le loro famiglie, che ringraziamo”, ha aggiunto Bertoli, puntualizzando: “Ma questo scenario entrerà in gioco solo in caso di nuovo lockdown”.
“Un rischio che andava preso”
Un passaggio, quello dalla scuola a distanza alla scuola ibrida lo scorso 11 maggio, non immune da numerose critiche e perplessità. “Ci siamo presi un rischio sanitario”, ha spiegato ancora Bertoli, “ma ora, a distanza di un mese, possiamo veramente dire di aver fatto la scelta giusta, soprattutto per il benessere educativo ed emotivo degli allievi. “Tutti gli scenari catastrofici paventati da alcuni insegnanti prima della parziale riapertura non si sono avverati”, ha aggiunto il direttore della Divisione della scuola Emanuele Berger.
Scuola a distanza, cosa ha funzionato e cosa no
Emanuele Berger ha poi presentato alcuni dati relativi a un sondaggio indirizzato a famiglie e docenti e volto a fare il punto sulla scuola a distanza, i cui risultati saranno presentati più dettagliatamente in seguito. “Da un lato la stragrande maggioranza delle famiglie ha riconosciuto l’enorme impegno dei docenti in questo periodo e valutato come adeguato il carico di lavoro”, ha anticipato Berger. “Il sondaggio ha però anche messo in luce che la comunicazione tra scuola e genitori è stata in generale carente”.
Una mano tesa all’apprendistato
L’infopoint si è tenuto nella sala conferenza della Città dei mestieri, una location non casuale: la crisi economica, conseguenza diretta del coronavirus, potrebbe purtroppo mettere a rischio molti posti di tirocinio nei mesi futuri. E la Città dei mestieri, sede di numerosi servizi per l’orientamento professionale, vuole proprio fungere da supporto. Per tutelare i posti di apprendistato attuali, è stato anche presentato un messaggio, “Più duale plus”, approvato ieri dal Governo.
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