
Angelica Lepori, Simona Arigoni, Matteo Pronzini del Movimento per il Socialismo (MPS) parlano del modo in cui la scuola ha gestito la crisi dovuta alla pandemia, criticandone la gestione, che «ha peccato di verticismo e di una certa ‘urgenza del fare” senza fermarsi un momento a riflettere su cosa, come e perché farlo e senza coinvolgere in modo adeguato chi poi doveva mettere in pratica queste decisioni».
Per quanto riguarda la chiusura, «nello spazio di 24 ore si è completamente modificata la posizione mettendo di fatto tutti quanti di fronte al fatto compiuto» e poi «nel giro di due giorni, si è voluto dimostrare che la scuola non si sarebbe comunque fermata mettendo in campo in fretta e furia una sorta di scuola a distanza che ha ben presto mostrato tutti i suoi limiti».
Secondo i membri del MPS era necessario far trascorrere più tempo per creare un piano d’azione che fosse più adeguato. «La scuola a distanza è partita con evidenti disparità tra sede e sede e con docenti e direzioni che agivano senza direttiva e senza aver potuto condividere seriamente come e cosa fare».
Inoltre, si ha agito «senza riflettere seriamente come farla e con quali obiettivi».
Anche per la riapertura vengono mosse delle critiche «nel giro di pochi giorni si sono obbligati docenti e direzioni a mettere in pratica un modello calato dall’alto e per nulla condiviso, non solo e non tanto per le incognite a livello sanitario, ma anche e soprattutto per i limiti di questo stesso modello a livello pedagogico, didattico e educativo.» sottolineando che malgrado le altre possibilità proposte «il Dipartimento non è voluto entrare in discussione».
Fra poco la scuola chiuderà per le vacanze estive e «in tutto questo tempo nulla o quasi è stato fatto per riflettere sulle modalità di riapertura a settembre» e i membri del MPS si mostrano scetttici riguardo all’inchiesta istituita per fare un bilancio della scuola durante la pandemia. «Al di là della valutazione che può essere data su concetti e finalità che animano questa iniziativa, appare evidente che non si può affidare a uno studio scientifico, seppur importante, la definizione e la decisione su come riprendere. Lo studio semmai potrà fornire delle indicazioni su quello che è stato e su come le varie componenti della scuola hanno vissuto questa fase di scuola pandemica, ma non potrà stabilire le decisioni di politica scolastica del Dipartimento. Anche perché i risultati sono attesi per metà luglio e non si sa in che modo e in che forma verranno condivisi con chi poi le decisioni in merito all’apertura le dovrà gestire o, ancora peggio, subire».
«Se si dovesse aspettare quella data per capire in che direzione andare, ai docenti e alle direzioni resterebbe poco più di un mese per ripensare e riorganizzare tutto. Un tempo decisamente troppo corto, considerando lo sforzo e l’impegno che hanno già dovuto affrontare in questi mesi».
Le ipotesi per la riapertura sono tre: scuola a distanza, scuola in presenza o scuola ibrida. «Come dire tutto e il contrario di tutto...».
«In questi mesi diverse istanze della scuola (dai collegi di istituto, alle associazioni magistrali, agli esperti di materia) hanno prodotto diverse riflessioni e bilanci sull’esperienza della scuola pandemica» e per prendere la decisione migliore sarebbe importante «prendere in considerazione tutto questo materiale e riflettere in modo coordinato e partecipativo».
«Bisognerebbe davvero evitare che, nel caso di una seconda ondata, ci si faccia trovare un’altra volta impreparati».
Di fronte a questa situazione i membri de MPS chiedono al Consiglio di Stato:
1. Che bilancio si è fatto della gestione della scuola in questi mesi di emergenza sanitaria?
2. In che modo sta avvenendo la discussione in merito alla riapertura delle scuole dell’obbligo a settembre? Chi è coinvolto nella discussione? Con quali reali possibilità di influire sugli scenari prospettati dal Dipartimento? Con quali tempi e modalità?
3. Quando verranno comunicate le varie ipotesi sulle modalità di riapertura delle scuole dell’obbligo?
4. Se si dovesse andare verso una riapertura mista (scuola in presenza e scuola a distanza) sulla base di quali considerazioni si decideranno quali materie o attività fare in presenza e quali a distanza? come si pensa di organizzare l’accudimento dei bambini e dei ragazzi nei giorni in cui non saranno a scuola? E come verranno organizzati i servizi di mensa, trasporti e doposcuola?
5. Come si è previsto di organizzare il rientro dal punto di vista dei piani di studio e dei programmi?
6. Esiste un piano di emergenza qualora in autunno dovessimo essere confrontati con una seconda ondata del virus che potrebbe comportare una chiusura totale delle scuole? Con chi è stato concordato?
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