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"Scuola che verrà, i motivi del no"
"Scuola che verrà, i motivi del no"
"Scuola che verrà, i motivi del no"
Redazione
8 anni fa
Il comitato referendario espone le ragioni contro la riforma del DECS: "Rischio di livellamento verso il basso"

Nel giorno in cui è scoccata la campanella scolastica, il comitato referendario contro la sperimentazione della "Scuola che verrà" ha presentato le motivazioni a sostegno della bocciatura della riforma proposta dal DECS.

Secondo UDC, Lega e una piccola parte del PLR, la sperimentazione è semplicemente l’anticamera di un’applicazione diffusa, ovvero che dopo tre anni in prova, quali che siano i risultati, non verrà fatto alcun passo indietro. 

Critiche sono state esposte per la scarsa condivisione ottenuta dalla riforma. Per fare un esempio, alla consultazione del DECS ha risposto soltanto il 14% dei docenti. "I docenti che hanno detto sì intervenendo nella consultazione sono stati 57 su oltre 5 mila. Non c'è alcun consenso scolastico e neanche quello politico perchè anche i partiti principali sono divisi al loro interno su una riforma così grande" ha affermato Sergio Morisoli di AreaLiberale ai microfoni di TeleTicino.  

Entrando nel merito delle contestazioni, secondo i referendisti uno dei maggior punti deboli della riforma è la sua inclusività portata all’eccesso. In soldoni: eliminando percorsi differenziati tra gli allievi più portati e meno portati allo studio, si livellerà il tutto verso il basso.  "Il problema è che voler più inclusione" dice il presidente democentrista Piero Marchesi, "il progetto andrà a discapito delle competenze dei nostri giovani, che si troveranno in maggiori difficoltà nel proseguio degli studi e nel mondo del lavoro". 

Maggiori dettagli nel servizio di TeleTicino

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