
Il dibattito sul referendum lanciato dall’UDC contro la riforma ‘La Scuola che verrà’ si sta decisamente infiammando. Dopo il botta e risposta di tre giorni fa tra il Mattino della Domenica (vedi articoli suggeriti), il direttore del DECS Manuele Bertoli e il presidenze dell’UDC Piero Marchesi ecco il duello via social andato in scena ieri tra quest’ultimo e l’oncologo Franco Cavalli.
Come già lo stesso direttore del DECS, anche Cavalli ha dubitato dell’intenzione dei referendisti di “difendere la scuola pubblica”. Se Bertoli aveva contestato il titolo "inganevole" del referendum (“No allo smantellamento della scuola pubblica ticinese”, ndr) chiedendosi come un investimento da 6.7 milioni di franchi possa essere considerato uno smantellamento, il medico ticinese ha tacciato i democentristi di vera e propria incoerenza.
“In tutta la Svizzera l'UDC vuole meno scuola - ha scritto l’oncologo - non vogliono il finanziamento degli asili, hanno fatto di tutto per avere il numerus clausus in medicina (così dobbiamo importare medici dall'estero) e vogliono aumentare le tasse universitarie. Per loro l'ideale sarebbe tornare a 100 anni fa...”
“La sua professionalità è riconosciuta – ha replicato Marchesi, che ha tirato in ballo il presunto stipendio percepito dal medico - Come pure la sua scarsa tolleranza verso chi la pensa diversamente da lei. L’UDC lancia un referendum su un tema che ritiene importante e perché non è soddisfatta della soluzione votata dal Parlamento. Più o meno come avete fatto voi con la riforma fiscale-sociale. Però voi siete legittimati a farlo perché siete bravi, in buona fede e intelligenti, quei cattivoni dell’UDC invece sono in malafede. La differenza tra noi e voi è questa, noi tolleriamo le vostre scelte anche se non le condividiamo, voi no. E sì che vi spacciate per i paladini della tolleranza. Alla faccia!”
La replica del presidente democentrista ticinese non ha convinto Cavalli, secondo cui il referendum è e rimane “sospetto” vista la posizione del partito sul tema.
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