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Ticino
Scudo: Pelli critica il governo italiano
Redazione
17 anni fa
Per il presidente del PLR la fuga di capitali in Italia continuerà anche in futuro. Il testo della lettera di Fulvio Pelli al Corriere della Sera

Fulvio Pelli ha duramente criticato il governo italiano in merito allo scudo fiscale. Per il presidente del PLR, che osteggia in particolare l'atteggiamento aggressivo dell'Italia, la fuga di capitali dal paese continuerà anche in futuro.

«Quando lo scudo avrà esaurito i suoi effetti, i soldi continueranno a scappare dall'Italia; se non lo faranno verso le banche elvetiche, saranno a disposizione quelle di qualche altro paese meno ligio nel perseguire la criminalità», afferma Pelli in una lettera pubblicata oggi dal Corriere della Sera.

Secondo il ticinese «la fuga di capitali non è provocata dalla Svizzera ma dal sistema fiscale italiano». Nella vicina penisola «esiste un profondo problema di pressione fiscale che non si risolve individuando nella Svizzera il capro espiatorio», aggiunge.

Quello che ha fatto impressione, sottolinea Pelli, è «l'aggressività» che ha accompagnato l'introduzione delle nuove misure di amnistia: telecamere alle frontiere, autovelox fiscali, l'annuncio di agenti mandati in incognito in Svizzera ad effettuare controlli. Per un cittadino elvetico è inaccettabile «essere filmati, spiati di nascosto dallo Stato», afferma.

«Anche altri paesi hanno adottato misure di amnistia e mirano al rientro dei capitali, ma attraverso accordi bilaterali e contatti tra le diplomazie», scrive Pelli. «Non si capisce perché l'Italia, un paese confinante e che noi riteniamo amico, abbia agito in questo caso in maniera del tutto scorretta, senza almeno una consultazione esplorativa con altri governi».

Pelli parla infine del malcontento ticinese che sarebbe stato «ben percepito a Berna: un governo non può curare i rapporti con un paese vicino nel modo in cui lo fa l'Italia in questa circostanza». Il presidente del PLR evoca anche possibili misure di ritorsione, come quelle proposte dalla Lega dei ticinesi sul ristorno all'Italia delle imposte pagate dai frontalieri.

LA LETTERA DI PELLI AL CORRIERE SELLA SERALa lettera La fuga di fondi dall'Italia? Continuerà

Caro Direttore, sul Corriere della Sera Sergio Romano si chiede se esista un problema di credibilità della Svizzera di fronte alla comunità internazionale e cita le polemiche sorte in seguito alla decisione da parte del governo Berlusconi di introdurre lo scudo fiscale. La decisione dell'Italia è di per sé legittima anche se non può essere apprezzata da tutti, soprattutto perché, come hanno subito notato le autorità Usa, rischia di tradursi in un'amnistia anche per il reato di riciclaggio. Quello che ha per fatto impressione a noi svizzeri è l'aggressività che ha accompagnato l'introduzione delle nuove misure di amnistia: telecamere alle frontiere, autovelox fiscali, l'annuncio di agenti mandati in incognito in Svizzera a effettuare controlli e la disinformazione sulle regole che vigono nel nostro Paese; essere spiati, filmati di nascosto dallo Stato è per un cittadino elvetico inaccettabile. Questa strategia del terrore, che ha come bersaglio principalmente cittadini italiani, non è apprezzata in Svizzera. Ma c'è di più ; anche altri Paesi hanno adottato misure di amnistia e mirano al rientro di capitali, ma attraverso accordi bilaterali e contatti tra le diplomazie. Non si capisce perché l'Italia, un Paese confinante e che noi riteniamo amico, abbia agito in questo caso in maniera del tutto scorretta, senza almeno una consultazione esplorativa con gli altri governi. C'è poi un aspetto sostanziale sottovalutato dal governo di Roma ed è un'analisi delle proprie responsabilità sul fenomeno dell'evasione fiscale. La fuga dei capitali non è provocata dalla Svizzera ma dal sistema fiscale italiano che spinge da sempre le aziende italiane a evadere o a trasferirsi all'estero. La mia impressione è che, quando lo scudo avrà esaurito i suoi effetti, i sodi continueranno a scappare dall'Italia; se noi lo faranno verso le banche elvetiche, saranno a disposizione quelle di qualche altro Paese meno ligio nel perseguire la crim

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