
Molti dei capitali italiani piazzati nelle banche ticinesi sono ora rimpatriati nell'ambito della terza amnistia fiscale lanciata dal governo di Roma lo scorso settembre. Una buona parte è stata «virtualmente» regolarizzata, senza tornare fisicamente nella Penisola. Lo ha detto oggi all'ATS Franco Citterio, direttore dell'Associazione bancaria ticinese (ABT), aggiungendo che «riguardo al rientro effettivo dei capitali italiani regna una certa confusione dovuta ai media». «Infatti - ha spiegato - numerosi conti sono stati effettivamente chiusi e gli averi riportati in Italia» nell'ambito del cosiddetto scodo fiscale, ma «una buona parte è stata regolarizzata nelle nostre banche» senza prendere fisicamente la via del ritorno. I conti in questione hanno cambiato titolare, passando, ad esempio, a nome di società fiduciarie italiane. Secondo Citterio «questa terza amnistia fiscale, prolungata fino ad aprile, dovrebbe essere l'ultima» e rispetto alle precedenti avrà meno effetti sulle economia bancaria ticinese: «nel 2002 e nel 2003 le amnistie fiscali hanno coinciso con un calo dei mercati borsistici; nel 2009 invece la borsa si è ripresa compensando gli effetti del terzo scudo fiscale». Riguardo alle ripercussioni sugli impieghi del ramo il direttore dell'ABT è piuttosto ottimista: «stiamo realizzando un'indagine in merito, che presenteremo all'inizio del prossimo mese, e posso già affermare che, per il momento, i grandi istituti sono relativamente poco toccati». Citterio ricorda che la piazza finanziaria di Lugano non dipende più esclusivamente dai capitali italiani: «i nostri clienti vengono anche dal Sudamerica, dai Paesi dell'Est e dal Medio Oriente. Certo - ammette - la nostra attività è meno diversificata di quella delle piazze di Zurigo e Ginevra, che lavorano maggiormente con le istituzioni». ATS
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