
Scudo fiscale: il Gran Consiglio ticinese non ci sta e scrive a Berna, chiedendo una reazione. I capigruppo di PLR, PPD, UDC e Lega - tra i partiti in Gran Consiglio solo PS e Verdi non hanno sottoscritto la missiva - hanno scritto oggi al presidente della Confederazione Hans Rudolf Merz per perorare la causa del Ticino nell'ambito delle relazioni tra Svizzera ed Italia dopo il terzo scudo fiscale italiano. Vi proponiamo qui gli stralci più significativi. In allegato potete comunque scaricare la lettera completa.La lettera a Merz"L’atteggiamento - scrivono Christian Vitta, Paolo Beltraminelli, Attilio Bignasca e Gabriele Pinoja - assunto dall’Italia nei confronti del nostro Paese, in particolare l’obbligo di rimpatrio dei capitali amnistiati e le modalità aggressive con cui è promosso con appostamenti alla frontiera, filmati, lettere ingiuntive agli emigrati rimpatriati dalla Svizzera, solleva nel Ticino, e non solo, l’interrogativo sulla sua compatibilità con i rapporti tra Stati amici e, soprattutto, con gli Accordi bilaterali conclusi con l’Unione europea. Un interrogativo che dovrebbe essere attentamente vagliato anche dall’Autorità federale". "In contrasto con l’atteggiamento dell’Italia nei confronti del Ticino e della Svizzera, quotidianamente entrano liberamente nel Ticino 44 mila frontalieri. Inoltre, sulla scorta dell’accordo relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri concluso tra la Svizzera e l’Italia il 3 ottobre 1974, che attribuisce alla Svizzera il diritto di tassare il salario percepito dal frontaliero attivo nel nostro Paese, il Ticino deve riversare quasi il 40% di quanto prelevato direttamente sul conto apposito presso la Cassa statale centrale di Roma. Questa provvede in seguito al riversamento di quanto ricevuto ai Comuni italiani di frontiera. Nel 2006 l’importo è stato di oltre 54 milioni di franchi. Per contro, l’analogo accordo stipulato nel 2006 dalla Svizzera con l’Austria prevede il riversamento soltanto del 12,5%, rispetto al quasi 40% in vigore con l’Italia. La differenza è significativa e questa discriminazione a scapito del Ticino appare assolutamente ingiustificabile". Per i quattro capigruppo "urge quindi al più presto una reazione all’offensiva dello Stato italiano". Tre, in particolare, le misure proposte al Consiglio federale. Vediamole.Punto uno. "Predisporre da subito, come misura transitoria urgente quale contropartita alla penalizzante situazione con l’Italia, il ristorno diretto al Ticino da parte della Confederazione o il congelamento nel nostro Cantone di almeno il 50% di quanto è annualmente riversato nelle casse italiane in virtù dell’accordo del 1974. Punto due. "Accelerare il negoziato attualmente in atto per una revisione della Convenzione contro la doppia imposizione fra il nostro Paese e l’Italia, nell’ambito della quale dovrà essere assicurato lo stralcio della Svizzera dalle liste nere italiane e ciò a motivo, non da ultimo, della recente uscita della Svizzera dalla lista grigia dell’OCSE". Punto tre. "Rivedere in tempi brevi, con l’obiettivo di ottenere condizioni quadro più favorevoli, l’accordo con l’Italia del 1974 sull’imposizione fiscale dei frontalieri italiani, soprattutto alla luce dell’aliquota del 12,5% stipulata nel 2006 con l’Austria".La precisazione del PSIl Partito Socialista, si legge in una nota stampa firmata dal presidente Manuele Bertoli, "non ha aderito alla lettera al consigliere federale Merz in tema di scudo fiscale e ritorsioni verso l'Italia, poiché la stessa contiene rivendicazioni che a Berna non faranno che ridicolizzare il nostro Cantone".
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