
“Il Ticino dà occupazione a 44’000 frontalieri e lo Stato italiano cosa fa? Approva lo scudo fiscale mettendo a repentaglio molti posti di lavoro e l’economia ticinese”. Parole del Partito popolare democratico, che nel pomeriggio ha inviato una nota a stampa dopo l’incontro tra Governo, banche e Città di Lugano. Per il PPD è venuto il momento di reagire: “la Confederazione compensi immediatamente al Ticino parte del mancato introito. Si riveda poi l’accordo con l’Italia”. “Quotidianamente - osserva il Partito popolare democratico - entrano in Ticino 44 mila frontalieri. L’accordo relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri concluso tra la Svizzera e l’Italia il 3 ottobre 1974 attribuisce alla Svizzera il diritto a tassare il salario percepito dal frontaliero attivo nel nostro Paese. Il Ticino deve in seguito riversare quasi il 40% di quanto prelevato direttamente sul conto apposito presso la Cassa statale centrale di Roma, che provvede in seguito al riversamento di quanto ricevuto ai Comuni italiani di frontiera. Va sottolineato come per questa procedura non vi sia alcuna reciprocità: l’Italia infatti non ristorna nulla alla Svizzera per i “frontalieri ticinesi”, i mancati introiti per i Comuni di frontiera Svizzera sono rilevanti”. “Nel 2006, la Svizzera ha stipulato un accordo analogo con l’Austria a cui riversa soltanto il 12,5%, rispetto al quasi 40% in vigore con l’Italia. La differenza è significativa e questa discriminazione a scapito del Ticino appare assolutamente ingiustificabile. Nel periodo dal 1974 al 2007 compreso, il ristorno alle comunità italiane di frontiera è stato di poco superiore a 888 milioni di franchi (888'114'479.-), calcolato su un gettito d'imposta complessivo dei frontalieri di poco superiore ai 2 miliardi di franchi”. Appare evidente, per il partito di Giovanni Jelmini, come il trattamento nei confronti dell’Italia sia estremamente generoso e difficilmente sostenibile in un momento in cui: la situazione congiunturale nel nostro Cantone è costantemente in peggioramento; non esiste su questo ristorno nessuna reciprocità; lo Stato italiano, con lo scudo fiscale, sta pesantemente minacciando l’economia cantonale, con conseguente perdita di posti di lavoro e importanti riduzioni di entrate per gli Enti pubblici. Quindi, urge al più presto una compensazione finanziaria da parte della Confederazione per le ingenti mancate entrate per la casse pubbliche ticinesi e una reazione all’offensiva dello Stato italiano nei confronti della piazza finanziaria elvetica. Il PPD chiede al Consiglio di Stato di attivarsi immediatamente presso il Consiglio federale per ottenere, quale contropartita alla penalizzante situazione con l’Italia, – sin da inizio 2010 – il ristorno diretto di almeno il 50% di quanto viene annualmente riversato nelle casse italiane in virtù dell’accordo del 1974. E pure di rivedere – con il fine di ottenere condizioni quadro più favorevoli – in tempi brevi l’accordo del 1974, soprattutto alla luce dell’aliquota del 12,5 stipulata con l’Austria.
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