
Lunedì, alla Pretura penale di Bellinzona, un trentenne di Viganello è stato prosciolto dall’accusa di tentata coazione dal giudice Siro Quadri. La vicenda è raccontata oggi dal direttore del CdT Fabio Pontiggia (qui l'editoriale integrale). Dopo un articolo pubblicato due anni fa in occasione della ricorrenza dell’11 settembre, l’opinionista del quotidiano Stefano Piazza ha ricevuto su Messenger una minaccia.
“Buongiorno Signor Piazza. Con attenzione ho seguito i vostri articoli soprattutto quello di oggi sul 11 settembre. […] so che lei con il suo lavoro contro “l’islamismo” non farà molta strada ne la condurrà alla vittoria, anzi perderà. Per questo un messaggio da parte di un musulmano: ci conosca e parla con noi ma non ci combatta, altrimenti può fare la fine dei dipendenti di Charlie Hebdo (giustamente puniti con la morte)”. Questo il messaggio dell’uomo contenuto nella sentenza.
Siro Quadri, come riporta Pontiggia, ha motivato il proscioglimento (si tratta di un primo grado, quindi è probabile che se ne occuperanno le istanze superiori) con il fatto che Piazza non abbia smesso di scrivere le proprie opinioni sul tema.
“Se passa la linea che un giornalista, un politico, un medico, un pretore, possa essere minacciato di morte e chi lo minaccia non viene punito perché non è accertato che quella persona abbia subito un danno, c’è qualcosa che non funziona”, commenta da noi contattato Stefano Piazza. “Lui ha ammesso di avermi scritto quelle cose. Ma cosa sarebbe successo se io avessi minacciato lui? Sarei stato sicuramente condannato”, aggiunge. “Sono sconcertato. Comunque continuo ad avere rispetto per le istituzioni e spero che qualcuno intervenga”.
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