
La situazione del mercato del lavoro ticinese è davanti agli occhi di tutti: da settimane si susseguono gli annunci di proposte di riduzioni di salario, aziende in difficoltà e licenziamenti. A far precipitare la situazione, il brusco apprezzamento del franco. Secondo l’OCST, la decisione della BNS di abolire la soglia minima di cambio ha svelato i punti di forza, ma soprattutto ha messo a nudo le debolezze del tessuto economico.
"Da un profilo generale, l’abbandono della soglia minima di cambio tra il franco e l’euro ha intaccato la competitività di interi comparti economici: turismo, commercio, industria d’esportazione e anche il settore bancario e finanziario. Erodendo la competitività dell’economia, la situazione valutaria esercita un inevitabile impatto anche sul lavoro e i lavoratori. Dal profilo occupazionale è presumibile una perdita di posti di lavoro (benché questi esercizi vadano considerati con cautela, alcuni modelli economici stimano che un apprezzamento della moneta del 10% si traduca in una perdita di posti di lavoro attorno al 3%), l’accentuarsi di formule di lavoro flessibili e un aumento delle pressioni sui livelli retributivi. In pratica, un ulteriore aggravio del degrado del mercato del lavoro." Così il segretario cantonale dell'OCST Meinrado Robbiani che prefigura gli interventi che si osserveranno e già si osservano nel settore industriale: "Prestazioni lavorative non retribuite (ore di lavoro in aggiunta alla normale durata settimanale senza controprestazione retributiva, ciò che riduce proporzionalmente il salario orario del dipendente) oppure riduzioni dirette del salario."
Per Robbiani, se da un lato le associazioni padronali si sono mosse tempestivamente, invitando le imprese ad evitare decisioni affrettate e cercando il dialogo con le organizzazioni sindacali, non si può dire lo stesso per molte imprese. "A chi affronta con serietà e competenza la situazione si affiancano non pochi improvvisatori ed anche profittatori. La situazione odierna è un ulteriore spartiacque tra imprenditori lungimiranti e dirigenti inconsistenti, tra datori di lavoro seri e speculatori miopi. Il modo nel quale alcune imprese hanno imposto l’aumento delle ore lavorative o la riduzione dei salari è visibilmente precipitoso e sintomo di improvvisazione."
"Nelle aziende del Mendrisiotto c'è un diffuso panico collettivo" ha affermato Giuliano Butti dell'OCST di Mendrisio. Mentre Giovanni Scolari, responsabile del settore industria, ha commentato: "quanto temevamo si sta avverando, ma la nostra paura è che alcune misure come l'aumento delle ore di lavoro e la cancellazione delle vacanze retribuite resteranno tali per molto tempi. Gli imprenditori chiamano queste misure "accordi di solidarietà", ma quale solidarietà? La fretta di molte aziende ci fa pensare che la storia del franco sta accelerando scelte che già si volevano compiere."
Sul fronte dei lavoratori, l’OCST si dice preoccupato per quelle imprese non sottoposte a contratti collettivi e auspica "che i segnali di dissenso finora emersi (fino ad una agitazione vera e propria) abbiano a consolidarsi così da potere contrastare e isolare le imprese che si muovono in modo arbitrario."
Dopo le analisi,Robbiani ha lanciato un appello alle autorità federali e cantonali. Fra le varie misure richieste, la moderazione del tasso di cambio, l’accesso facilitato al lavoro ridotto e maggiori controlli sul mercato del lavoro.
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