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Ticino
Scontro tra Svizzera e Italia, dibattito acceso Matrioska
Redazione
13 ore fa
Risarcimenti alle vittime, giornalismo spettacolo ed errori della Procura vallesana al centro del dibattito con Massimo Giletti, Simone Gianini (PLR), l’avvocato Renzo Galfetti e la giornalista Hoara Borselli.

«Se fossi svizzero mi vergognerei». È ruotata attorno a questa affermazione la puntata di Matrioska andata in onda questa sera su TeleTicino, significativamente intitolata “Scontro tra Italia e Svizzera”. A pronunciarla è stato Massimo Giletti, conduttore del programma Lo Stato delle Cose su Rai 3, riferendosi ai 200 mila franchi destinati alle vittime dell’incendio di Crans-Montana, un'affermazione che ha suscitato indignazione e polemiche.

Il risarcimento alle vittime

«La Svizzera la rispetto, ci ho vissuto a lungo», ha esordito Giletti. «Ma 200 mila franchi per le vittime sono una vergogna». Subito dopo, però, ha precisato: «Non mi ergo a giudice. La Svizzera è uno Stato di diritto e va rispettato. Non è che noi italiani possiamo dire che la legge va modificata. Ma come giornalisti abbiamo il dovere di porre domande». Nel corso della trasmissione è stata poi fatta chiarezza sui numeri. Da un lato ci sono i 10 mila franchi previsti come aiuto immediato alle famiglie delle vittime, sulla base della legge svizzera sull’assistenza alle vittime di reato. Dall’altro, i 10 milioni di franchi del Canton Vallese, destinati a confluire in un fondo statale a favore delle vittime e dei loro congiunti. Dividendo la somma per il numero delle vittime, si arriva appunto a circa 200 mila franchi, ma non si tratta di una liquidazione individuale immediata.

Il riferimento a Savoia e lo scontro personale

Nel corso della trasmissione non è mancato anche un momento di forte tensione personale. Nel mirino di Massimo Giletti è finito Sergio Savoia, assente in studio ma citato attraverso un frammento video in cui il giornalista RSI ironizzava su presunti rapporti tra Giletti e le banche svizzere. La replica del conduttore italiano è stata durissima, con un riferimento a Savoia e a una vicenda risalente a oltre vent’anni fa, legata all’uso di computer aziendali in RSI. Un passaggio che ha immediatamente richiesto una precisazione in studio: Savoia fu assolto e indennizzato, ha replicato l'avvocato Renzo Galfetti. 

La voce delle famiglie

A dare voce all’indignazione dei familiari è stata la giornalista Hoara Borselli: «La stortura vera, al di là dei 200 mila franchi, è stato per i familiari un ennesimo contraccolpo. Il problema non è tanto che Moretti sia stato fatto uscire, ma che non sia stato fatto entrare subito. Che senso ha prenderlo dopo sette giorni?». Borselli ha ricordato i tre requisiti della carcerazione preventiva – rischio di inquinamento delle prove, reiterazione del reato e fuga – sottolineando: «Non discutiamo solo dal punto di vista giuridico, ma morale ed etico. Qui non ce l’abbiamo con gli svizzeri, ma con chi ha permesso che 41 ragazzi morissero bruciati vivi».

Gianini: «Abbassare i toni»

Dal fronte svizzero è intervenuto il consigliere nazionale PLR Simone Gianini: «Anche noi vogliamo risposte, anche noi vogliamo giustizia e siamo indignati. Siamo accomunati al di qua e al di là del confine. Ma l’invito è ad abbassare i toni, perché così si rischia un’escalation tra due Paesi che invece dovrebbero collaborare». Gianini ha poi ribadito che i 10 milioni del Canton Vallese non rappresentano un risarcimento diretto: «Non è una proposta di liquidazione delle vittime con 200 mila franchi a testa. L’accostamento con la cauzione di Moretti ha creato false indicazioni verso una popolazione svizzera che è anch’essa profondamente toccata». Sull’inchiesta, ha aggiunto che «anche la stampa svizzera ha criticato gli errori iniziali della procura vallesana».

Nomina dei magistrati

Giletti ha quindi sollevato dubbi sul sistema di nomina dei magistrati: «Mi inquieta che la procuratrice sia dello stesso partito del sindaco. Su quali piste stanno lavorando, su quelle da sci?». A replicare è stato l’avvocato Renzo Galfetti: «In cinquant’anni di professione non ho mai sospettato che un giudice favorisse qualcuno per appartenenza politica».

Giornalismo spettacolo

Galfetti ha infine messo sotto accusa il giornalismo spettacolo: «La parola guida dovrebbe essere rispetto: per le vittime, per i congiunti, per le leggi di un altro Paese. Parlare di “svizzeri complici di assassinio” alimenta solo una spirale di insulti. O si fa spettacolo o si fa giornalismo». Su un punto, almeno, il confronto ha trovato un terreno comune: la necessità di fare piena luce su quanto accaduto e di rendere giustizia alle vittime, evitando che l’indignazione si trasformi in uno scontro che finisca per oscurare i fatti.