
Mancano pochi giorni allo sciopero dei dipendenti pubblici indetto dai sindacati per giovedì 29 febbraio. I promotori hanno esposto oggi le loro ragioni a favore del riconoscimento del carovita. Ma non tutti condividono l’idea di scendere in piazza e faticano a capire le ragioni della protesta quando nel privato le condizioni non sono tanto più rosee. Abbiamo messo a confronto due deputati, la liberale radicale Simona Genini e il sindacalista OCST Claudio Isabella (Il Centro).
Sciopero si, sciopero no
Genini non condivide la scelta di scendere in piazza a protestare. “Non condivido questa protesta perché lo sciopero è l'ultima ratio in situazioni molto difficili e delicate. Non reputo che siamo arrivati a tanto. Si dice che il carovita non sia stato adattato, ma la legge stipendi, art.5, prevede che possa essere anche data una tantum (così come proposto dal Governo, ndr). Non sputerei sopra i 400 franchi e neanche sui due giorni di vacanza, che corrispondono a circa 10 milioni”. Per Claudio Isabella è invece importante non fare distinzioni tra pubblico e privato, lavorando tutti per un miglioramento: “Ritento che sia un peccato fare confronti tra poveri. Lo vediamo nel confronto intercantonale: siamo tutti in difficoltà, sia i dipendenti pubblici sia i privati. Abbiamo dei salari di gran lunga più bassi rispetto a tutto il resto della Svizzera; non bisogna fare differenziazioni all'interno del nostro Cantone, anzi. Bisogna lavorare insieme affinché tutto il Cantone stia meglio: con salari più alti, l'economia va meglio. Non è facendo distinzioni che si crea benessere, anzi stiamo facendo una guerra al ribasso e questo è preoccupante”.
Il settore parapubblico
Il mancato riconoscimento del caro vita si ripercuoterà anche sul settore parapubblico, che secondo chi sostiene questa protesta è stato dimenticato. Per Genini non è tuttavia così: “Non credo sia stato dimenticato. È stato chiesto anche loro un sacrificio in tempi in cui le finanze purtroppo non sono rosee. Si continua a dire che siamo andati a toccare le persone più fragili, ma non è proprio così. Sono stati fatti dei tagli minimi ai quali purtroppo bisognava prender mano”. Su questo punto Isabella non è per nulla d’accordo: “Il vero perdente di questa tornata di Preventivo è proprio il settore socio-sanitario e socio-educativo. Avranno la sconfitta del carovita e probabilmente non riceveranno neanche i 400 franchi e i due giorni di vacanza. Inoltre, sono stati fatti dei tagli che metteranno in difficoltà un intero settore. Sappiamo quanto sia importante per la sanità avere personale per essere efficaci ed efficienti verso chi ne ha bisogno. Parliamo molto spesso dei giovani che stanno scappando dal nostro Cantone: sempre più infermieri stanno andando a Zurigo a cercare lavoro perché con lo stesso salario lavorano di meno. Questa è una sconfitta. Se noi continuiamo in questo modo, faremo fatica ad avere anche personale che ci aiuterà nei momenti del bisogno”.

