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Sciopero delle donne, dopo quattro anni si torna in piazza
© Ticinonews
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Redazione
3 anni fa
Aumento dei salari e delle pensioni, riduzione del tempo di lavoro, tolleranza zero verso le molestie. A 4 anni dallo storico sciopero del giugno 2019 e in occasione della giornata internazionale della donna il collettivo femminista si dice pronto a tornare in piazza. “In questi anni non è cambiato nulla”, spiega la sindacalista Chiara Landi.

Il 14 giugno di quattro anni fa una folla di gente riempì il centro storico di Bellinzona, tinteggiandone le vie di fucsia e di rosa, accompagnate da richieste impresse a caratteri cubitali su striscioni e magliette. Si trattava del primo sciopero delle donne in Svizzera dopo decenni e in termini di partecipazione fu un vero e proprio successo, anche in Ticino. “Stessi esami, uguale salario”, ma anche “Rispetto” sono alcune delle frasi che quel giorno riecheggiavano per Bellinzona, frasi che esplodevano dai megafoni di chi, in quella folla, era intenzionato a lottare per una nuova cultura aziendale. Ma di passi avanti, sostiene chi quel giorno era in prima fila, ne sono stati fatti pochi. “Il problema è che il sistema e la struttura economica di questo sistema sono molto resistenti”, ci ha spiegato Chiara Landi del sindacato Unia. Lei, assieme ad altri, si sta organizzando per tornare in piazza, sempre il 14 giugno e sempre con le stesse rivendicazioni: aumento dei salari e delle pensioni, riconoscimento del lavoro di cura e tolleranza zero verso le molestie.

“Necessaria la mobilitazione dell’intera società”

Per Chiara Landi, questa resistenza “molto forte” viene causata “dall’andare a scardinare il privilegio maschile”. In questo senso l’intera società si rende quindi necessaria, “è importante che questa si mobiliti per arrivare a un cambiamento”. E questo, è stato ricordato in occasione della giornata internazionale dei diritti delle donne, a fronte di quelle che non si esita a definire vere e proprie regressioni, come l’aumento dell’età pensionabile. Eppure, il lavoro dell’ora neonato collettivo di sciopero non si è mai fermato e qualche frutto, ci dice Lisa Boscolo, è stato raccolto. “Ci sono alcuni diritti civili, sociali e culturali che abbiamo raggiunto, come il matrimonio per tutti”, spiega sempre Boscolo, facendo anche riferimento a determinati settori, come quello delle cure infermieristiche, “in cui abbiamo raggiunto delle condizioni migliori e sappiamo che è un settore in cui ci lavora un alto tasso di donne”. Ma non solo: basti pensare infatti ad altre piccole cose, come un congedo parentale “un po’ più progressista in cui vengono coinvolti maggiormente anche gli uomini”. Tuttavia, gli aspetti da affrontare e da rivendicare per poter raggiungere la parità effettiva “sono ancora tanti”.

Condizioni migliori

Dalla riduzione generalizzata dell’orario di lavoro senza perdita di salario ad un piano nazionale contro tutti i tipi di discriminazione. Dall’asilo al clima, le rivendicazioni dell’appello nazionale sono molte e abbracciano tutta la società. A livello ticinese le rappresentati dei vari sindacati si concentrano poi sui settori specifici: si manifesterà per progressioni salariali e condizioni quadro migliori. “Quest’anno ci rivolgeremo anche sui posti di lavoro, quindi a creare mobilitazione sui posti di lavoro nelle varie aziende e nei vari settori”, ci spiega Landi. E questo anche su delle rivendicazioni specifiche per quel tipo di settore e lavoratrici, “quello sarà importante per accompagnare la mobilitazione di piazza, che serve per far pressione politica, per poi arrivare ad avere dei cambiamenti materiali per le lavoratrici stesse”, ha concluso Landi.

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