
La Comunità curda in Ticino, in contemporanea con le comunità curde in altri Paesi europei, inizerà uno sciopero della fame a Bellinzona della durata di tre giorni, da martedi 18 aprile 2017 alle ore 10.00 a venerdì 21 aprile.
"Nelle Carceri turche è in corso uno sciopero della fame a oltranza - spiega la Comunità - Dal 15 febbraio 2017 nel carcere di Sakran (Smirne), e successivamente in altri 18 carceri turche, 168 prigionieri politici e prigioniere politiche hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza. Con la loro azione protestano contro condizioni di carcerazione inumane e le continue vessazioni alle quali sono sottoposti, contro gli arresti di massa arbitrari, la repressione politica e militare della popolazione civile e l’isolamento del rappresentante del popolo curdo Abdullah Öcalan".
"Dopo il fallito golpe militare, 45'000 persone sono state arrestate con l’accusa di aver partecipato al golpe e di appartenere all’organizzazione di Fetullah Gülen. Sono stati inoltre arrestati oltre 5.000 esponenti dell’opposizione. I fermi e gli arresti, in particolare di oppositori curdi, alla vigilia del referendum costituzionale del 16 aprile continuano senza sosta. La proclamazione dello stato di emergenza e i relativi decreti legge portano a limitazioni dei diritti garantiti dalla legge e a gravi violazioni dei diritti umani. La prassi dell’isolamento nelle carceri, trattamenti arbitrari di ogni tipo, torture, maltrattamenti, trasferimenti improvvisi e immotivati, misure disciplinari ingiustificate, la negazione dell’accesso a cure mediche, così come la mancata scarcerazione di prigionieri e prigioniere in condizioni di salute gravissime, sono solo alcuni dei molti problemi in essere".
A sostegno delle richieste delle prigioniere e dei prigionieri in sciopero della fame, la Comunità curda in Ticino inizerà quindi uno sciopero della fame a staffetta in via Vicolo Torre a Bellinzona. "Facciamo appello alle istituzioni, alla società civile e all’opinione pubblica democratica in Italia e in Europa, perché sostengano le richieste delle prigioniere e dei prigionieri in sciopero della fame e non restino in silenzio perché ogni ritardo può costare una vita, ovvero il miglioramento delle condizioni di carcerazione, la fine dei fermi e degli arresti legati all’aver espresso opinioni e aver svolto lavoro politico, la fine della repressione politica e militare della popolazione e la fine dell’isolamento di Abdullah Öcalan".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

