
Da qualche giorno tiene banco nella rubrica degli ospiti del Corriere del Ticino uno scontro a distanza tra il consigliere di Stato Manuele Bertoli ed il promotore dell'iniziativa popolare sulla civica, Alberto Siccardi.
A dare il là alle danze è stato Siccardi, martedì, con un articolo nel quale denunciava l'ostruzionismo della politica verso la sua iniziativa.
Già il giorno seguente Bertoli ha pubblicato la sua replica, affermando di aver "già ripetutamente spiegato al primo promotore che il dossier, per i suoi contenuti, si incrocia con un altro, quello di storia delle religioni," e che quindi Siccardi "dovrà pazientare ancora un pochino", almeno fin quando il Consiglio di Stato avrà potuto fornire una risposta compiuta ad entrambi gli oggetti.
Bertoli, inoltre, se la prendeva con alcune esternazioni di Siccardi, che accusava di ostruzionismo "i funzionari socialisti che dominano la scuola", i quali avrebbero "espresso chiaramente la loro avversità alla democrazia diretta" e definito i promotori dell'iniziativa dei "fascisti".
"A questo punto il primo firmatario lo deve dire, con nomi cognomi e citazioni, oppure ritirare queste accuse assurde, infamanti e non veritiere, che non gli fanno onore" replicava Bertoli, concludendo: "La civica è anche rispetto per la verità dei fatti politici, altrimenti si scade nella propaganda, nella maldicenza, che nega il concetto di partecipazione alla vita democratica proprio della civica stessa."
Ma Siccardi quei nomi non li vuole fare. E oggi, sempre sul Corriere del Ticino, ribatte per le rime al ministro, "che ci ha onorato di una così calorosa risposta".
Siccardi esordisce affermando di considerare irrispettoso della volontà popolare il collegamento tra la sua iniziativa e l'insegnamento della storia delle religioni.
Poi precisa il suo pensiero sui socialisti. "La incompatibilità tra la democrazia diretta e il diritto europeo è cosa risaputa e dibattuta, e i politici socialisti sono europeisti. Ho detto i politici socialisti, il partito, non i cittadini socialisti tutti" scrive Siccardi. "Senza la democrazia diretta la Svizzera sarebbe nell'UE già da tempo, contro il parere della maggioranza degli svizzeri. Con la democrazia diretta, correttemente usata, i cittadini crescono e vivono in un clima di autodeterminazione che li porta ad essere individui politici indipendenti, più difficili da indottrinare e inglobare in partiti di sinistra."
Infine Siccardi passa alle accuse personali. "Si dà del maldicente al primo promotore, "inventore" di queste reazioni contro l'iniziativa" scrive l'imprenditore. "Alla mia età ho imparato a non mentire e non accetto che mi si accusi di mentire e, la prego, signor consigliere di Stato, non mi sfidi a fare il nome, proprio lei, di chi ha detto di non amare troppo la democrazia diretta perché porta spesso i socialisti a perdere consultazioni popolari: chi ha fatto questo ragionamento, peraltro fondato nei fatti, certamente non scherzava e non può essersene dimenticato così in fretta, cosicché veramente non capisco la sua risposta."
"Per quanto riguarda le accuse di lesa maestà e le accuse di fascismo" conclude Siccardi, "sto ricercando e valutando gli articoli dell'epoca, ma per non annoiare i lettori rimando il tutto alla prossima puntata, se ci sarà. Siamo tutti amareggiati, noi promotori, di dover difendere le nostre ragioni in questo modo, ma come le dissi nello stesso incontro, siamo disposti a fare ogni sforzo per vedere il buon risultato di questo progetto."
Mah. C'è da pensare che il battibecco non si sia affatto concluso qui...
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