
Si è aperto alle 9.30 il processo nei confronti di Sébastien Schneider. L'uomo è accusato dell'omicidio di Samuele Giorgi il 24 aprile 2009 all'esterno del bar Mascotte di Chiasso. Al tribunale di Mendrisio sono presenti tanti amici di Sam. E tra i parenti, la madre. Schneider deve rispondere di omicidio intenzionale, infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti, infrazione alla Legge federale sulle armi e le munizioni, coazione, lesioni semplici e vie di fatto. Il processo è molto delicato. E non sono mancati i commenti a voce alta dal pubblico verso Schneider e le lacrime di chi piange la scomparsa di Samuele Giorgi. Il giudice Claudio Zali ha osserva che questo fatto ha messo in luce una realtà sconsolante di miseria umana che dovrebbe far riflettere: alcol e droga. Testimonianze contraddittorie, mancanza di lucidità, grosse difficoltà per gli inquirenti che hanno effettuato un ottimo lavoro. Schneider: una vita tra droga ed armiIl giudice Zali, rivolto all’imputato: “Arrogante, prepotente, litigioso, violento… Non era mai accaduto con così tante testimonianze di avere una convergenza tale sul suo carattere negativo”. Al centro del dibattimento, i problemi di Schneider: eroina, pillole e alcol. “La droga - ha dichiarato l’imputato - è il mostro che mi ha rovinato la vita”. A 11 anni Schneider iniziò con la canapa, a 14 con ecstasy e LSD, a 16 con l’eroina. Un’altra peculiarità dell’imputato emersa in aula: girava sempre armato. E le armi gli hanno fatto collezionare parecchie condanne: per un totale di sette anni di carcere già scontati, la maggior parte dei quali in Ticino.Schneider nel corso del dibattimento ammette lo spaccio di eroina, avvenuto al Parco Ciani di Lugano. E con reticenza dichiara la cifra, approssimativa, dello spaccio: circa 2000 franchi, ma la somma potrebbe essere superiore. Il falso debitoIn seguito il giudice passa agli altri atti d'accusa riguardandi le lesioni semplici, la coazione e le vie di fatto. E Zali ripercorre il rapporto tra l'imputato e il complice, l'uomo che ospitò Schneider dopo l'aggressione a Giorgi. In aula si ripercorre la storia di un debito di 800 franchi che l'uomo aveva nei confronti di Schneider. Ma il debito era falso. "È vero - ha incalzato il giudice - che l'ha costretto a firmare quel documento in cui appariva il falso debito di 800 franchi?". "No", ha risposto Schneider. "Non è stata mia l'idea di scrivere al tutore per farsi dare i soldi e assolutamente non ho usato la forza per costringerlo a scrivere. E non l'ho nemmeno minacciato. Ma è anche possibile che nel caso si fosse rifiutato di firmare il documento, avrei potuto essere violento nei suoi confronti". Tre giorni di dibattimenti Il processo dovrebbe durare tre giorni. E la sentenza è dunque attesa già per giovedì.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

