
Il processo è ricominciato nel primo pomeriggio con l'audizione del perito psichiatrico Carlo Calanchini: “L'imputato – ha dichiarato l'esperto - soffre di un disturbo antisociale della personalità, condizionato dalla perdita prematura dei familiari, tra cui il suicidio del padre. A ciò si sono aggiunte compagnie poco raccomandabili e le sue caratteristiche caratteriali, fino alla deriva”. Nel suo passato, ha ancora spiegato Calanchini, vi sono stati tentativi di ricupero puntualmente falliti in favore della perseveranza nel consumo e nello spaccio di droga. “Ha una forte tendenza a prevaricare: ha un forte narcisismo. Si ritiene al di sopra degli altri e della legge. Ha messo in atto comportamenti gratuitamente aggressivi, solo per vedere l'effetto che faceva. Ha picchiato persone totalmente inoffensive col manganello tattico con espressioni di sadismo ben compatibili col suo disturbo”, ha ancora sottolineato l'esperto.La conclusione del perito è la seguente: l'abuso di droga cronico e i fattori psichici "non permettono comunque di spingersi oltre la lieve scemata responsabilità". Dopo i fatti accaduti lo scorso aprile, "più che accusare uno choc per la morte della vittima, l'imputato si è preoccupato della sua difesa", ha ancora spiegato l'esperto. Ma l'imputato ha contestato quest'ultima affermazione. Lesioni semplici: Schneider dal compliceIl giudice Zali passa al quinto capo d'accusa: le lesioni semplici. Schneider, lo scorso 14-15 aprile si recò nell'appartamento del complice, picchiandolo e ferendolo con un coltello. “Non ho mai toccato il coltello”, ha precisato l'imputato, dichiarando più volte, incalzato dal giudice, di non aver mai estratto l'arma da taglio. “E come ha fatto ad avere delle ferite? Se le è autoinferte? Se le è causate accidentalmente?”, ha ancora chiesto Zali. “Non ho mai estratto il coltello”, ha ribadito Schneider. “Mi risulta che l'episodio sia stato premeditato”, ha poi proseguito il giudice. “Perché Schneider ne parlò in precedenza con una terza persona”. In passato, ha terminato il giudice, il complice di Schneider ha dichiarato di essere stato picchiato altre tre volte dall'imputato. “Ma avendo avuto paura, non lo ha mai denunciato”, ha precisato la procuratrice pubblica Rosa Item. La sera dell'accoltellamento: si ricostruiscono i fattiOmicidio intenzionale: ora in aula si dibatte del capo d'accusa principale. “Samuele ha avuto un'infanzia difficile”, ha spiegato Zali parlando della vittima. “La madre – ha aggiunto - ha avuto Samuele a 18 anni e il padre è morto in un incidente quando il figlio aveva 18 mesi”. “La vittima è stata descritta come una persona buona, di compagnia, non violenta. E non un attaccabrighe”, ha ancora precisato Zali osservando Schneider. Poi il giudice ha ricostruito i rapporti tra la vittima e Schneider. Due settimane prima dei fatti del 24 aprile, Schneider e Giorgi si erano scontrati verbalmente, ma poi la situazione si calmò immediatamente. “La mattina del 24 – quello dell'omicidio - lei è a Losanna. Poi prende il treno alle 15.45. È giusto?”, ha chiesto Zali. “È possibile”, ha risposto Schneider. Durante la ricostruzione dei fatti emerge che la sera del 24 aprile attorno alle 22.35 un tassista porta Schneider nell'appartamento di un'amica a Chiasso. “Secondo la donna Schneider sarebbe salito da lei, avrebbero litigato e lui se ne sarebbe andato lasciando lì la borsa blu con i suoi effetti personali”. Ma secondo il tassista, Schneider non sarebbe salito dalla donna, ma si sarebbe diretto verso la casa del complice. “Questo non ha senso”, ha ribadito l'imputato. “Certo, questo non ha senso!”, ha risposto Zali. Pochi i dettagli certi emersi in aula, molte invece le incoerenze. Schneider: 'Mi ha spinto e ho estratto il coltello'La sera del 24 aprile, Schneider si trovava al bar Mascotte con
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