
264 milioni di franchi a Jersey, 230 milioni in Lussemburgo. Sono somme ingenti, quelle che la Ammann Group avrebbe nascosto nei paradisi fiscali per evitare di pagare le imposte in Svizzera. Una pratica forse legale, ma che sta gettando ombre sull'immagine di colui che ha diretto l'omonima società fino alla sua elezione in Consiglio federale, Johann Schneider-Ammann.
Oltralpe c'è già chi invoca le dimissioni. Noi siamo andati a chiedere un parere sulla vicenda ai parlamentari ticinesi a Berna. Purtroppo non ci è stato possibile ottenere prese di posizione da parte dei rappresentanti del partito di Schneider-Ammann, il PLR. Ma tra coloro che si sono espressi abbiamo riscontrato comunque forti divergenze d'opinione.
"C'è sicuramente un problema di credibilità per il consigliere federale, e anche un problema etico e morale" afferma la consigliera nazionale Marina Carobbio (PS). "Credo che Schneider-Ammann debba rispondere di quanto successo, a maggior ragione in qualità di ministro che si occupa dei dossier fiscali. Anche se il tutto fosse avvenuto nell'ambito delle procedure politiche, questo dimostra come l'evasione fiscale delle imprese sia un problema reale."
"Se quanto ha fatto è legale o meno lo stabiliranno gli approfondimenti" afferma il deputato Lorenzo Quadri (Lega). "Quel che è certo è che si tratta di operazioni altamente inopportune. Ai tempi non era consigliere federale, ma era comunque consigliere nazionale. Se si ritiene di voler approfittare di tutte le falle offerte dalla legge per massimizzare i guadagni, allora forse è meglio non fare politica."
Una richiesta di dimissioni, secondo Quadri, al momento sarebbe prematura. "Ma se dovesse emergere che ha infranto la legge, penso che Schneider-Ammann qualche riflessione dovrebbe farla. Soprattutto in veste di ministro dell'economia, che quindi dovrebbe difendere l'economia elvetica, non penalizzarla portando denaro all'estero."
Secondo Quadri queste rivelazioni su Schneider-Ammann potrebbero pure rinforzare i ranghi dei favorevoli all'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa. "Queste cose lo mettono in difficoltà e fanno perdere credibilità sia a lui che al suo fronte politico."
"È una questione di etica" commenta dal canto suo il consigliere nazionale Pierre Rusconi (UDC). "Se si chiedono degli sforzi ai cittadini, non si può poi fare i furbetti. Avrà anche agito nei termini di legge, ma qui c'è una questione di etica."
"Se poi si determinerà che ha agito legalmente, si dirà che Schneider-Ammann ha pescato il jolly tra i meandri della legge" aggiunge il democentrista. "Se invece non sarà il caso, beh, penso che il consigliere federale sia una persona sufficientemente equilibrata per capire cosa fare."
Anche Rusconi collega le recenti rivelazioni con il voto di domenica. "Se il popolo non seguirà il parere del Consiglio federale, penso che Schneider-Ammann, che è stato tra i più accesi fautori della libera circolazione, dovrà porsi qualche domanda. Perché il Governo deve seguire la volontà del popolo: o si adegua o lascia il posto ad altri."
Dimissioni? "Direi piuttosto pensione anticipata" afferma Rusconi.
Più prudente, invece, l'opinione del consigliere nazionale Marco Romano (PPD), secondo cui occorre attendere l'esito degli approfondimenti del fisco per esprimere giudizi. "Per ora sono solo speculazioni lanciate da un giornale" afferma Romano. "Se verrà dimostrato che Schneider-Ammann ha sbagliato, allora pagherà. Ma mi sembra prematuro questo gioco al massacro basato unicamente sul sospetto."
C'è chi lamenta una mancanza di trasparenza da parte di Schneider-Ammann, che avrebbe dovuto spiegare meglio la propria situazione. "Lui deve rispondere alle autorità, non ai giornali" replica Romano. "Come detto, una volta chiarita la situazione si tireranno le conseguenze del caso. Ma intanto smettiamola con questa cultura del sospetto, dell'attacco al nemico politico, che non può che destabilizzare la Svizzera. La nostra forza è sempre stata quella di dialogare e andare avanti insieme. Non autodistruggiamoci."
Nel pomeriggio di oggi è poi giunto finalmente un comunicato del PLR nazionale, che difende l'operato di Ammann Group. La società avrebbe agito in modo corretto e rispettoso delle leggi, secondo i liberali, che ribadiscono come le autorità fiscali bernesi fossero al corrente dell'esistenza di società partecipate da Amman Group in paradisi fiscali. Una pratica corrente, quella messa in atto da Ammann Group, volta anche a salvaguardare la piazza svizzera nella forte competizione fiscale internazionale.
Il PLR ricorda che, anche grazie a queste operazioni, Ammann Group riesce ad assicurare oltre 1'300 posti di lavoro in Svizzera, di cui 124 per apprendisti.
AS
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